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mercoledì, 31 agosto 2005
Life, The universe and everything else.
(Back home: step 2)
Sono a Bombay da ieri e oggi parto.
Fa un caldo insensato ma non c'e' il sole.
Ieri sono andata al cinema a vedere Mangal Panday - The rising e mi sono pure commossa in primis perche' l'attore principale con gli occhi castano-oro-verde, la pelle scura e un grosso paio di baffi all'insu' e' proprio un bel tipo e poi perche' vedere certe scene mi fa pensare a cose che non vedro' piu' in Italia, se non attraverso il solito velo (a volte spesso come un materasso) che c'e' in tutto l'occidente nei confronti dell'India.
Per esempio: il titolo di questo post e' preso da una rubrica dell'Hindustan Times che tratta di scoperte scientifiche. A me non sarebbe mai venuto in mente un titolo del genere, troppo pomposo; gli indiani invece con "la vita, l'universo e il resto" ci vanno a nozze.
Il bello di essere in una stanza 1 x 2, sotto scala con 4 computer, 3 persone tutte addosso a me che parlano ad alta voce fottendosene di darmi fastidio e, a condimento, una bella zaffata di monnezza che arriva da fuori, mi impedisce di sciogliermi in un ulteriore stato di magone.
La coda di questo viaggio sara' il passaggio all'aeroporto, esperienza che di solito e' in grado di cancellare ogni entusiasmo. Vedremo come sara'.
Intanto devo chiudere perche' s'e' formato qui davanti - davanti dove? non c'e' posto neanche per pensare - un capannello di gente e c'e' uno con una sega da legna che dovrebbe fare delle riparazioni. Qui, in un Internet point.
Mi sembra un'ottima immagine per chiudere.
postato da pedro.almaviva, 12:55 | link | commenti (3)
domenica, 28 agosto 2005
Back Home: step 1
Non so se scrivero' tutti i passaggi del mio ritorno in Italia, ma comunque comincio con questo post.
Stanotte sono tornata ad Ahmdabad - si', si scrive in 20 modi diversi - anche se ci sono arrivata per caso. Avevo preso il treno da Jodhpur, seconda classe senza aria condizionata perche' non c'era altro: trattasi di treno con posti a dormire che di giorno diventano sedili, senza aria condizionata, senza finestrini ma con le grate (cos'e', hanno paura che i clienti si buttino giu' per lo scarso servizio?) e con un popolo di passeggeri decisamente piu' proletari delle carrozze con aria condizionata.
Io ero dal lato del sole, colpita dal vento ma tutto sommato in una discreta posizione, dato che a me spettava anche il letto superiore, senza finestrino e sul quale gettava il suo flusso d'aria un ventilatore del II secolo ac.
Insomma, a parte il forte odore di latrina che si avvertiva ad ogni sosta nelle varie stazioni - odore costante in tutte le stazioni indiane - e che senza finestrini e col risucchio del ventilatore m'arrivava dritto dritto nelle narici e se uno non guardava alla zozzeria complessiva dei sedili, ci si poteva stare.
Li' ho anche capito che se ho dormito con 40 ventilatori rumorosi come turboreattori, quella polvere e quell'odore, posso dormire ovunque.
Essendo la seconda classe senza AC, ovvero una roba per semipezzenti, non ci hanno dato lenzuola e cuscini come sulle altre carrozze. E d'altro canto, perche' dare la roba per dormire se e' un day train che arriva ad Ahmadabad all'1.30 del mattino? Perche' quel treno mica si fermava solo ad Ahdabad come ultima stazione, cara la mia Pedra rincoglionita, ma proseguiva.
Un'intuizione mi ha spinta a chiedere il nome della stazione in cui eravamo fermi da cosi' tanto tempo - ero pure un po' incazzata, che secondo me era una sosta troppo lunga - e quando il tizio mi ha detto Ahmdabad volevo morire. Sono saltata giu' dal letto con un fosbury, dovevo togliere catena e lucchetto dai bagagli e non trovavo la chiave, poi una volta liberati i bagagli mi sono presa tutto in mano e mi sono buttata fuori dal treno che neanche uno stuntman.
Insomma questo viaggio si e' aperto e chiuso in modo un po' convulso ma in mezzo e' andato bene.
Per partenza convulsa intendo dire che sono arrivata tutta trulla trulla alle 21.20 alla stazione dove avevo comprato i biglietti, convinta che fosse anche quella di partenza e che "Gandhigram" fosse appunto solo il nome della stazione. Per spiegare l'errore: e' come aver pensato che Stazione di Grugliasco fosse un nome dato cosi' per fantasia e non indicasse dove si trova la stazione.
D'altro canto questi cazzo di biglietti sono tutti scritti in hindi, tranne carrozza e posto, come facevo io a sapere che stavo cercando di partire da una stazione chiusa e non da quella giusta?
Quando sono entrata c'erano 5 uomini e nessun altro. Invece di fare i guappi pero' si sono impanicati: "che cazzo ci fa una donna qui?" si devono essere chiesti. Arriva allora il direttore della stazione, tutto trafelato e mi avverte "no miss....train no. tomorrow, yes". Come TOMORROW? Gli faccio vedere il biglietto e, quando capisco che la stazione e' quella sbagliata prendo un riksho', gli prometto un extra se vola e arrivo alla stazione.
Nelle stazioni indiane oltre al suddetto puzzo intollerabile c'e' sempre gente che dorme. Bella forza, direte, anche in Italia. Si' ma qui di piu' e sono intere famiglie, devi praticamente scavalcarli per arrivare al tuo treno e non sono tutti accattoni senza casa, ma spesso gente che forse aspetta di prendere qualche treno e, siccome non ha prenotato sale appena vede un buco su qualche carrozza "sitting only".
Essere qui ad Ahdabad e sentirmi a casa fa un effetto strano. So che martedi' dovro' essere a Mumbai/Bombay e mercoledi' notte - tecnicamente sara' giovedi' all'1.00 am - prendero' il volo per casa.
Io non sono mai stata fuori casa per l'universita' e qui mi sono sentita proprio come uno studente fuori sede, con tanto di compagne di appartamento, cibo e spese da condividere e serate passate a chiacchierare, di cose piu' o meno serie.
Mi mancheranno di sicuro gli improbabili pantaloni a quadretti e zampa d'elefante portati con camicie aperte sul petto dai giovani che aspirano a somigliare agli attori di Bollywood, mi manchera' la gentilezza che in tutte le occasioni in cui mi sono trovata impacciata e in difficolta' mi ha aiutata a sfangare la situazione, con persone che si offrivano di farmi da interprete, si assicuravano che il mio sedile fosse comodo e cose cosi' insomma. Mi mancheranno le serate al mercato di Low Garden, dove sono riuscita a spuntare prezzi cosi' buoni che le ragazze del mio appartamentol volevano fare shopping con me sperando di fare qualche affare. Qui ho infatti scoperto di avere una discreta abilita' a contrattare, passando dalle scene alla Mario Merola ("I'm student here, not a tourist, ah? I know the right price") a quelle in cui buttavo in faccia la merce al tizio con aria schifata aggiungendogli di fare un prezzo serio oppure si poteva tenere l'oggetto in questione, per poi essere inseguita "miss, miss, ok ok".
Domani tra valigia e posta - devo cercare di mandare la mia roba meno bella per posta, per fare posto a quella che ho comprato qui - sara' il delirio. Spero di riuscire a postare da Mumbai, altrimenti ci si vede a Turin.
postato da pedro.almaviva, 09:19 | link | commenti (5)
venerdì, 26 agosto 2005
Salute!
Sono a Jailsamer (citta' FAVOLOSA) e sono raffreddata come poche volte m'e' capitato. La fottuta aria condizionata mi ha procurato una laringite che ora si e' trasformata in raffreddore e tosse. Vediamo quale sara' la successiva trasformazione, specie stanotte che viaggero' in treno con aria condizionata a palla. Oltretutto qui non esistono i fazzoletti di carta in pacchetto e, a differenza di Ahmdabad o Jodhpur, neanche i kleenex in scatola. Risultato? Ho dovuto comprare un rotolo di cartaigienica gigante, in materiale simil cartavetro, che mi sta praticamente portando via il naso.
Quando ero ad Ahmdabad a causa di un brutto mal di gola che avevo trascurato sono stata costretta a fare una visita medica. Un tizio incaricato dalla scuola mi ha portata in un ospedale, il cui ingresso era talmente inquietante e fetido che sono stata tentata di tornare indietro. C'era un improbabile "lifter boy" di 80 anni che apriva la porta di un ascensore alla Angel Heart occupandone quasi tutto l'ingresso, che ci ha portati al sesto piano, dove mi sono trovata di fronte un bell'ambiente pulito e tranquillo, tanto che neanche sembrava di essere nello stesso edificio. Un medico molto simpatico mi ha visitata, mi ha prescritto un antibiotico in dosaggio leggero (l'unico antibiotico in 33 anni di vita che non mi ha dato nessun effetto collaterale e mi ha fatta guarire in 1 notte) un antidolorifico a base di ibuprofene e m'ha mandata a casa. La farmacia, subito sotto l'ospedale, era uno stanzone dove si trovavano anche patatine e coca cola. La ragazza ha guardato la ricetta e mi ha dato solo ed esclusivamente il numero di pastiglie che dovevo prendere, senza scatole e sopratutto senza vendermi a prezzo esosissimo tutta la confezione, dato che non serviva. Era tutto talmente organizzato che, tanfo nell'ingresso a parte, gli ospedali italiani ci fanno una figuraccia terribile.
La mia insegnante, che e' dovuta andare dal dentista per farsi rimettere a posto una capsula, si e' trovata talmente bene ed ha speso talmente poco che ha deciso di farsi sistemare la bocca una volta per tutte, senza regalare l'equivalente di una villa al mare al solito dentista italiano bastardo che ha una parcella a seduta pari ad uno stipendio di extra lusso qui.
Leggo cose terribili da qui sull'Italia: la questione Toro (penosa, squallida e triste) la censura dei deputati americani sulla partecipazione a Chianciano di una delegazione irachena (censura alla quale l'Italia ha prestato subito le terga, in segno di incontrovertibile asservimento politico e culturale) e, last but no least, il solito cazzo di centro sinistra di merda che litiga, con Rutelli che fa frecciate su questioni morali (MORALI?) ai DS. No, decisamente ho pochissima voglia di tornare. Ah e non e' la solita cosa dell'India in cui "cioe' hai capito, no? ho ritrovato me stessa, no? perche' qui cioe' c'e' piu' spiritualita'" ma l'effetto che fa guardare le cose da cosi' lontano. Qui in India c'e' una corruzione politica che fa spavento ma capisco che con questi numeri (e' un paese gigantesco, con grosse differenze nelle diversi stati e una popolazione che sta crescendo a dismisura) sia facile confondere le acque. Pero' qui c'e' anche un livello di consapevolezza piu' basso se non nullo di molti diritti e la sensazione e' che, per una parte della popolazione che non siano proprio i paria, sia solo questione di tempo prima che una certa coscenza si formi.
Da noi invece c'e' quel cazzo di pressapochismo, quel fregarsene di tutto quello che avviene oltre lo zerbino della nostra porta, che mi stomaca. E poi la stampa e l'informazione sono diventate talmente annacquate, talmente pavide e conformiste da essere totalmente inutili.
Ok, time to go. Sono troppo incazzata per scrivere buone cose. Ci penseranno il caldo secco, il vento e la tranquillita' di questo posto a calmarmi un po'. Spero. Namaste'.
PS: splinder funziona a cazzo, oppure e' la versione paleolitica di Explorer di questo internet cafe'. Fatto sta che non posso formattare sto post. Sorry.
PPS: Ok, formattato.
postato da pedro.almaviva, 10:34 | link | commenti (1)
mercoledì, 24 agosto 2005
Faccia da curry
Ieri sono arrivata in Rajasthan. Per prendere i biglietti aerei che mi serviranno al ritorno per volare da Ahmdabad a Mumbai, prenotare gli alberghi e comprarei biglietti dei treni - si' ho viaggiato su un treno indiano - mi ci sono volute solo 5 ore. Esatto 5 ore e questo dovrebbe dare l'idea dell'approccio indiano alle cose, a tutte le cose.
Capisco perche' il milanese medio debba per forza andare in localita' super turistiche e con pacchetti prepagati: l'efficentismo meneghino qui farebbe attrito con la lentezza indiana, provocando l'esaurimento nervoso al cumenda e la pacifica indifferenza all'indiano di turno.
Qui poi sono maestri nella "coda all'italiana", che non e' ahime un piatto tipico della zona, ma uno dei mille esempi della confusione che regna da queste parti.
In un qualsivoglia ufficio o biglietteria c'e' sempre il tizio che cerca di passarti avanti, ma mentre in Italia la persona in questione ha dipinta sulla faccia la sua intenzione, qui no. Qui si avvicinano come se fossero li' per caso, guardando da un'altra parte e aspettando che tu ti distragga per passarti davanti, oppure arrivano di corsa trafelati e fingono (giuro!) di essere sordo muti, salvo poi parlare quando sono allo sportello.
L'unica cosa che funziona e' guardali male - cosa che mi riesce bene, e lo puo' confermare chi mi conosce - gridare con grande incazzatura hey! mettendo il braccio per ostacolarli. Allora loro si comportano come se non li avesse nemmeno sfiorati il pensiero di passarti davanti e ti dicono "ok, nice, lady, nice". Assoreta, rispondo di solito.
Ho preso il treno dicevo. Ho viaggiato in 3AC (terza classe con aria condizionata) e temevo di aver preso una cantonata scegliendo la terza classe. Invece ho scoperto che la discriminante - scema io a ragionare in maniera lineare in un paese in cui si crede alla reincarnazione e dove di lineare non c'e' nulla - stava nell'aria condizionata.
Mentre cercavo il mio vagone senza riuscire a capire quale dei 70 numeri identificativi fosse quello giusto, ho visto cassoni di ferro su ruote con le gabbie alle finestre e dalle quali arrivava un profumino di stalla non male. Tutti i vari dipendenti a cui chiedevo mi dicevano che la mia carrozza era piu' avanti e io continuavo a vedere che la qualita' della sistemazione peggiorava: quando mi si e' parato davanti il vagone con la paglia per le vacche ho temuto il peggio, dato che "sleeping place" non indica necessariamente il letto.
Poi per fortuna sono tornata indietro ed ho trovato la mia carrozza: pulita, con famiglie a bordo molto a modo e, come sempre, tanta gentilezza visto che sono una donna che viaggia da sola.
Appena salita mi sono sentita per un attimo su un treno del sud: tutti i passeggeri stavano tirando fuori da mangiare e preparavano l'acqua e fiori per qualche rito beneaugurante a cio' che uno a scelta dei loro dei li proteggesse.
Visto che sono straniera qui mi usano gentilezze di cui farei a meno e anche nel prenotarmi il treno l'hanno fatto: mi hanno messa vicina all'aria condizionata.
Qui sta infatti passando in qualche modo il messaggio che sudare e' male - passatogli dagli americani temo - quindi sparano aria condizionata a bestia ovunque possono. Poiche' la mia gola e' mal ridotta a causa dell'inquinamento non volevo proprio stare in alto ma a meta': un tizio gentile e molto distino m'ha fatto da interprete per convincere il bigliettaio prima e gli occupanti i sedili poi, che tra l'altro erano saliti in un'altra citta' successiva e m'avevano svegliata per riavere il loro posto.
Qui a Jodphur ho fatto la signora ed ho preso un albergo da 1270 rupie a notte, colazione compresa. Sono 24 euro per una stanza che in Europa mi costerebbe dai 150 euro in su e ho anche aderito ad un mini tour organizzato per 1 euro e mezzo: sarebbe roba per stranieri ma siccome qui e' bassa stagione i miei compagni di viaggio erano come sempre solo indiani. La macchina che abbiamo usato era credo degli anni '60, senza cinture ma - gli indiani sono geniali - considerata eco compatibile e con tanto di bollino India 2001.
La citta' e' bellissima, con le case della parte vecchia tutte color indaco, piena di uomini con grossi turbanti e grossi baffi neri eredi dei guerrieri rajput, che mai nessun moghul musulmano riusci' a piegare. Le donne portano vestiti forse tra i piu' sgargianti che abbia mai visto, bracciali enormi dal polso alle spalle e sopratutto non hanno il sari ma un velo con tanti specchietti tintinnanti.
Tra l'altro il 5 settembre c'e' l'ennesima festa religiosa forse legata alla Mata Gi (la madre terra) e ogni tanto si vedono passare camion carichi di gente gia' coloratissima e con la testa incoronata con festoni uguali a quelli che usiamo noi per l'albero di natale, che sta gia' partendo adesso per andare a sistemare le cose.
Una nota: sto scrivendo da un posto che si autodefinisce internet cafe' e poiche' tale termine non contiene i parametri necessari a definire la struttura del posto, e' evidente che anche una stanza 3x3 metri con 6 loculi separati da tendine rosse tipo bordello e con panchine da sala d'attesa della stazione ricade nella definizione. Naturalmente in cosi' poco spazio ci sono un ventilatore a soffitto, 2 piccoli a muro e un condizionatore, per cui gli altri sono in maniche di camicia e io ho su la felpa e mi sono avvolta la testa con la dupatta (sciarpa di cotone).
Poi si capisce perche' un momento li adoro e quello subito dopo li strozzerei 'sti indiani.
Namaste'.
postato da pedro.almaviva, 13:54 | link | commenti (3)
venerdì, 19 agosto 2005
Si', No, Forse
Paese che vai gesto che trovi. Gli Indiani per dire di si' non annuiscono, ma oscillano la testa come uno che e' poco convinto e tentenna. Io so che quello vuol dire si', ma non l'ho assimilato, dal momento che il body language va oltre quanto razionalmente possiamo imporci, e cosi' non capisco mai che diavolo vuole l'indiano con cui parlo di volta in volta.
Intanto a scuola e' tornata la direttrice e, come per magia, tutto ha ripreso a funzionare e non devo piu' inseguire nessuno per ottenere cose per cui ho gia' pagato e che mi spetterebbero senza necessita' di barattare.
La voglia di mare pero' ora si fa sentire sempre piu' e sono indecisa se andare a Diu oppure visitare il Rajastan, perche' non credo di riuscire a fare tutte e due le cose, anche se avrei bisogno di entrambe. Nel cercare un'agenzia viaggi oggi pomeriggio (oggi e' festa, lezione solo al mattino ma il resto e' tutto chiuso e non so se e' il compleanno di Krishna o la cosiddetta festa del "fratello" della quale non mi e' riuscito di capire il significato) ci siamo imbattute nell'ennesimo indiano che non puo' dirti di no.
Per loro pare sia inammissibile deludere qualcuno, per cui se tu chiedi delle indicazioni loro non ti dicono di no ma cominciano con te un'odissea nella quale chiedono ai passanti dove trovare cio' che tu stai cercando. Quando l'hanno trovato ti lasciano li' felici di averti aiutato, mentre tu hai la stessa espressione perplessa delle scimmie che stanno appese alla fermata dell'autobus.
La cosa piu' difficile qui e' guardare la morte negli occhi, cosa che ti capita spessissimo di dover fare e non perche' ai lati delle strade ci siano i poveri - poveri non rende l'idea, ma non trovo la parola giusta in italiano - ma perche' per spostarsi e' necessario usare il Rikscio' (ribattezzato Rischio'). Si tratta di un'apecar con tre posti dietro e lo spazio davanti per il guidatore, che di solito parla solo gujarati, legge solo gujarati e dice i numeri solo in gujarati.
Per portarti dove vuoi schivano frontali coi pulman, fanno zig zag tra le vacche sacre che stazionano in mezzo alla strada e ti fanno riconsiderare la tua esistenza piu' e piu' volte durante il percorso, sempre che non lo allunghino fermandosi ogni 2 metri per chiedere le indicazioni, dato che ti hanno detto si' ma non hanno la piu pallida idea di dove tu voglia andare.
Ora vedo di capire il programma della serata, che' non ho la tv in casa e mi sa che andro' a vedere qualche polpettone ballerino di bollywood.
Namaste'.
postato da pedro.almaviva, 13:55 | link | commenti (3)
lunedì, 15 agosto 2005
Bollywood boulevard
Dall'ultima volta che ho postato sono andata a ballare un paio di volte. La seconda ieri, anche se non era previsto, in un mega albergo dove si teneva una "raffinatissima" festa per i 50 anni di un tizio che non so chi sia. La scusa era che la mia maestra era stata ingaggiata per esibirsi in alcuni numeri di danza, poi noi ci siamo accodati. Oltretutto la mia maestra doveva filmarsi per non so quale motivo e io ho fatto le riprese. Il film e' sconsigliato a chi soffre di mal di mare.
Gli indiani, popolo tutto sommato simpatico anche se un tantino disorganizzato, hanno il vizio di amare l'aria condizionata sopra ogni altra cosa e la tengono a palla, con temperature intorno ai 3 gradi e 0% di umidita', in leggerissimo contrasto con il clima esterno. La festa di ieri non faceva eccezione.
Il momento del ballo pero' e' identico ovunque: il dj comincia con pezzi tunz tunz che si sentono anche in Italia su Radio Dj nella trasmissione di Albertino e tutti ballano per scaldarsi, ma con aria poco partecipe.
Poi arriva il momento topico: parte un giro di sitar e scattano le canzoni tratte dai film del momento che tutti hanno visto - ne ho visto 1 anche io, ma merita un post a parte - e cominciano le scenette di ballo di gruppo. Non manca mai il tarro con camicia aderente in sintentico di colori tipo rosso fuoco o turchese che balla di dimenandosi come un shri-tony manero o la ragazza vestita aderente ma non troppo e tutti ballano in gruppo ripetendo le mosse dei loro divi preferiti.
Ovviamente dei pezzi piu' famosi sanno anche i testi che vengono cantati a squarciagola. La moda e' cosi' diffusa che qui vengono fatti i remix banghra di tutti i pezzi europei e americani, anche quelli di gangsta hip hop in modo che tutti li possano ballare in stile bollywood.
Nonostante questo attaccamento alle loro mode, gli indiani guardano molto all'occidente, anche se non sono convinta che sia un bene.
Per esempio essere uno dei 3 o 4 bianchi qui ha il grosso inconveniente di renderti famoso anche se non vuoi: basta uscire in maglietta e pantaloni anziche' col kurti e tutti capiscono che sei di fuori e ti chiedono "uossiorname" - si' pronunciato cosi' - e ti stringono la mano e se ripassi di li' ti salutano e si bullano con altri di conoscerti. Sono stati capaci di scambiarmi per indiana quando ero vestita come loro e, il giorno dopo per americana (americana??). Non hanno mezze misure.
Ultimo dettaglio prima di chiudere: quando arriva il tramonto qui bisogna tapparsi in casa per 2 motivi, uno piu' ovvio e cioe' le zanzare e l'altro decisamente piu' originale, che spiega le sbarre alle finestre anche oltre al piano terra, ovvero le scimmie.
Cioe' mentre tu stai li' a sorbirti il tuo thali o la tua aloo paratha si sentono urla insensate che annunciano l'arrivo delle scimmie ed e' bisogna chiudere tutto, pena vedersi la casa devastata.
Mi ributto nel traffico. Namaste'.
postato da pedro.almaviva, 08:34 | link | commenti (5)
martedì, 09 agosto 2005
Live from Ahmadabad
Ho poco tempo e questa postazione internet e' davvero scomoda. Sono in India a studiare danza e a vivere in mezzo agli indiani.
Niente hare hare Krisha, o ricerca di se stessi. Il bello degli indiani e' che sono molto piu' "ommini 'e panza" di quanto si pensi e dopo aver pregato si vanno a fare una bella mangiata o peggio si preoccupano di cosa mettere a tavola quella sera.
C'e' un gran traffico, tanto inquinamento e un caos che puo' spiazzare, se non si e' aperti a 360 gradi. Pero' qui non c'e' un turista neanche a pagarlo. I milanesi molesti che ho incrociato a Mumbai (ex Bombay) sono rimasti li', spero travolti dalla coda delle inondazioni e di influenza che sta sterminando gli abitanti della citta'.
Confesso che le norme igieniche da osseravare alla lunga sono pesanti - lavarsi i denti con acqua imbottigliata, niente frutta e verdura fresca, solo cotta, niente succhi o bibite se non in bottiglia - ma la pena e' la caghetta devastante, per cui mi adeguo.
Qui in Gujarat sono al 80% vegetariani. Di questo passo presto una delle mucche sacre sparira' per finire scottata nella mia padella.
E pero' qui, a differenza del resto dell'India mi dicono, ti sorridono tutti, nessuno cerca di fregarti neanche una rupia e nonostante parlino solo gujarati e quasi niente inglese a gesti ci si capisce.
Non rileggero' questo post prima di pubblicarlo, perche' lo schermo di questo internet cafe' e' 2x2 pixel e la scroll bar mi sta uccidendo.
Namaste'.
postato da pedro.almaviva, 08:23 | link | commenti (6)
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