[Pedro Almaviva]
 


Autoritratto






mercoledì, 30 novembre 2005

Senza fine

Devo portare l'auto dal carroziere. Di nuovo.

L'anno scorso è stata "ridisegnata" nel profilo anteriore sinistro da un incontro ravvicinato - e truffaldino, era un "professionista" degli incidenti che vive di rimborsi - con una panda. Quest'estate il fianco destro è stato ridisegnato dall'incontro ravvicinato e notturno - la mia auto ha una gran vita sessual/sociale immagino - con un furgone bianco, cui si è aggiunto il 65 sbarrato, che per evitare le auto in seconda fila s'è appoggiato alla mia.

Ora dopo lunga degenza presso il carrozziere e una doverosa sosta all'auto lavaggio l'auto era bella fiammante, come non lo è mai stata, nonostante la sua "anima sportiva", come si direbbe su Quattroquote. La sera stessa che l'ho riportata a casa ha cominciato a fulminarsi come un albero di natale che è rimasto troppo acceso: luce di posizione sinistra, poi destra, poi anabbagliante destro - ora il faro destro è completamente spento - e intanto il check elettronico mi segnala invece guasti che non ci sono, perché qualcuno ha invertito i contatti, confondendo le luci della targa col suddetto faro anteriore. La stessa persona che ha invertito i cavi deve anche aver ripiegato l'air bag del passeggero, da sempre mezzo sporgente e storto.

Un bijoux insomma, che non vedo l'ora di restituire in cambio di una nuova auto. Anzi pensavo che quando la restituirò potrei uscire dall'auto, metterla in folle in cima ad una discesa che termini al centro vendite dove la restituirò - se non c'è la discesa la posso costruire notte tempo - spingerla un po' e guardarla mentre "entra" dal concessinario facendo quello che ha sempre fatto: un sacco di danni.

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martedì, 29 novembre 2005

Con 'sta faccia da stranier...ehm, da terrorista

La corte d'appello l'ha considerato innocente, almeno per i reati di terrorismo. Lui e i suoi amici tutto sono tranne che una cellula di Al Aqsa o Hamas o i martiri di qualchecosa.

Ma in questo paese la mancanza di rispetto per il sistema giudiziario è tale che proprio coloro che dovrebbero abbandonare i personalismi e ricoprire un ruolo pubblico - ovvero i membri del nostro beneamato governo - si mettono a fare sceneggiate davanti ai tribunali, fanno dichiarazioni a mezzo stampa, vogliono annullare tutto.

Ed è pure strano che fino ad oggi non sia stata fatta una legge che specifichi che se gli imputati sono nord africani il processo si deve rifare fino a che non si ottiene una sentenza giusta, ovvero di consapevolezza. Beh se rivincono le elezioni visto che il Pres del Cons le sue leggi se l'è fatte, ci sarà spazio anche per i deliri degli alleati, come quello sulla procreazione assistita voluta da Rocco "ledonnesonotutteputtane" Buttiglione che ha trovato spazio in questa legislatura.

Oggi faccio considerazioni un po' più serie su questa vicenda, mentre ieri guardando il telegiornale l'unica cosa che mi colpiva era la bellezza di Mouhammad Daki (la foto non gli rende giustizia). Cheddevofà? Lui parlava, diceva quanto era felice di essere uscito di prigione - dopo svariati mesi di carcere da innocente, ma lasciamo perdere - e io ero lì che cercavo di mettere un bavaglio all'ormone che si stava impossessando di me: "shhhhh! zitto, devo ascoltare seriamente quello che dice!" e cercavo di recuperare un po' di dignità.

Una mica può fare finta di non vederle e non sentirle certe cose, anche se sembrano inappropriate e magari lo sono, però sono lì.

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lunedì, 28 novembre 2005

Objects in the mirror are closer than they seem

Sono io che do troppa disponibilità? Sì dev'essere così. Non me ne accorgo e semplicemente non tiro una riga per dire: "oltre questa non si passa". E non parlo di tenere gli altri a distanza: l'amore è amore, in tutte le sue forme, però con il lavoro i confini dovrebbero essere più netti.

Presa dalla concitazione del momento e dalla mancanza di tempo - ma come cazzo è che le scadenze sono sempre urgenti? - abbasso la guardia e perdo centimetri, metri di spazio vitale. Trattengo il respiro finché non è finita e poi riprendo a respirare solo dopo. Che roba vecchia, che copione già letto e recitato per anni.

Però non mi piace ecco: non è su questo che ho riflettuto tutto questo tempo, non è su questo che mi sono sforzata di fare qualche passo, dopo aver considerato l'apnea una norma per anni.

Ecco credo che andrò a comprarmi un pacchetto di patatine tra la più laide. E non ho nemmeno la scusa della pms o di altre menate; un cazzo di pacchetto prima di cena, malsano e anarchico, per fare una sonora pernacchia alla giornata.

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I guardiani del fallo

Qui il link al loro sito. Tutto vero.

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venerdì, 25 novembre 2005

Remote Control

Mi sono distratta un attimo e anzi, fra poco, andrò a distrarmi nuovamente dai fatti del mondo, perché il lavoro lo esige.

Però mi sono fatta un giretto e ho scoperto un paio di cose interessanti.

1) In America il telecomando non è più di moda. Se non ti piace cosa dicono su un'emittente tv allora risolvi il problema alla radice: la bombardi. Pare che in un incontro tra Bush e Blair dell'aprile 2004, Giorg Dabliu Bush si sia lasciato scappare che aveva intenzione di bombardare la sede principale di Al Jazeera nel Qatar. Ovviamente la testate inglese Daily Mirror non s'è fatta scappare l'occasione e appena la notizia è filtrata - dopo un anno, ma tant'è - l'ha pubblicata.
E' scoppiato un putiferio perché i giornalisti inglesi, non di Al Jazeera badate bene, ma di un'altra testata, si sono sollevati incazzatissimi per la cosa, parlando di sicurezza del loro lavoro, di diritto d'opinione. Tutte cose che i nostri giornalisti, la cui idea di inviati è a base di cappotti di cammello e cravatta valentino, ristorante e albergo spesato e lettura ricucinata di qualche notizia locale, nemmeno ricordano cosa siano.
Sentito niente qui a proposito di questa notizia? No, ovvio. Poi una si chiede se il bombardamento delle sedi di Al Jazeera in Afghanistan e in Iraq avvenuto poco dopo la per ora non confermata affermazione di Bush sia casuale. Ah, certo lì c'è la guerra, mica quando uno bombarda può stare a guardare il capello.

2) Gli olandesi si sono incazzati. Per qualche motivo, più un popolo vive a nord e meno ce lo vedo a incazzarsi. Luoghi comuni, perché agli olandesi la notizia delle prigioni segrete della CIA in Europa dove si torturano (ufficialmente sarebbe "interrogano con metodi a volte poco ortodossi") presunti terroristi ha fatto girare le palle non poco.
Nella persona del ministo Ben Bot, il cui nome sembra un'esclamazione piemontese, l'Olanda ha dichiarato che se gli USA non rivelano dove sono e cosa sono questi luoghi, l'esercito olandese se ne va dall'Iraq.
Hai detto cotica.
Cioé invece di fare quella scenetta pietosa che il governo italiano continua a ripetere da almeno 1 anno, in cui si sparano date a cazzo tipo "ce ne andremo a partire da settembre" per poi ritrattare con un "no, a partire da novembre ma 300 alla volta" e infine con "andremo via nella seconda metà del 2006, ma solo quei soldati il cui nome inizia per X e comunque solo dopo che Bush ci ha detto che possiamo" questi hanno puntato i piedi e chiesto spiegazioni, senza cacarsi sotto di fronte alla potenza del gigante statunitense.

Ecco e con questa bella visione di un governo che tira fuori le palle e non si mette a tappetino io dovrei ora guardare chessò, le pagine di qualche quotidiano italiano e leggere di devoluzioni - della razza umana direi, guardando Castelli o Calderoli - di trf, di ladronate, porcate, visite a papi, calendari, veline, melisse p,  morti per appendicite nel 2005, controllori del movimento per la vita nei consultori per vedere applicata la legge 194 ovvero per dissuadere le donne dall'abortire, casomai poi i loro figli si perdessero leccornìe come il latte avariato della Nestlé che era venuta qui a fare fuori le ultime scorte col placet di Storace, mentre io nei consultori proprio con la foto di Storace girerei dicendo "e se vi nasce così?" e mentre leggo tutto questo mettermi le mani nei capelli, farmi un bel pianto e desiderare ardentemente di cambiare paese.
E in mezzo a tutto quello di cui mi sto occupando non ho francamente tempo.

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sabato, 19 novembre 2005

A piedi non nudi nel parco

Succede sempre così, è la storia della mia vita: c'è la prima giornata di vero, reale, freddo invernale - anche troppo dicono le previsioni, pare che siamo sotto le medie stagionali, mentre 2 giorni fa c'erano 19° e si crepava - ma con un sole splendente, e io sono tappata in casa a lavorare, con una testa che fa schifo perché la parrucchiera mi ha paccata e vado in giro che sembro una portinaia, con tanto di mollettone in testa e ciabatte ai piedi. Antierotismo puro.
E infatti il suzukimarito è allo stadio.

Italianità media che neanche in un film di Alberto Sordi. No, se fossimo in un suo film io starei cucinando l'abbacchio da stamattina, peserei almeno 25/30 chili in più e avrei una nidiata di figli che mi corre per casa, invece di un cane che sta talmente comodo nel suo nuovo cuscino-materasso che non intende mettere il naso fuori dalla cuccia.

Dicevo: è la storia della mia vita, che ho passato per buona parte seduta alla scrivania per studiare, mentre il mondo fuori scorreva e io non avevo idea di come fosse e ci fantasticavo su. Salvo poi prendere porte in faccia, si capisce.

Adesso però mica si tratta di fantasticare: una sgambettata nel parco, l'acquisto degli ultimi regali - sì, ho comprato quasi tutto. per la prima volta regalerò cose che mi piacciono molto, che sento giuste per le persone per le quali le ho scelte, senza forzature e formalità - insomma puro cazzeggio, sarebbero cose più che sufficienti per me.

Io con 'sto freddo prenderei la bicicletta - per dire - che mi hanno regalato tipo tre anni fa e che prende freddo e polvere sul balcone e me ne andrei in giro.

Proprio girando, ma senza bicicletta, due settimane fa sono salita sull'altalena che c'è alla Pellerina. Era il ponte del 1 novembre e non c'era nessuno, specie di domenica mattina: ho preso il cane e sono entrata nel recinto dei giochi per bambini, dove il suddetto cane non potrebbe entrare, ma in fondo era festa anche per lei, e sono salita sull'altalena.
Più oscillavo e più pensavo che non ci andavo da talmente tanto tempo da non ricordare quando l'avevo fatto l'ultima volta e per un momento ho riprovato la stessa vertigine di quando ero piccola e, dopo aver fatto pazientemente la coda, potevo salire sull'altalena in quelle domeniche mattina che per me erano speciali: pura gioia. A volte sperimentavo il limite dell'altalena e ci andavo in piedi, sperando di sfruttare tutta la potenza della spinta e andare più lontano possibile; altre volte stavo seduta ma con gli occhi chiusi, e ogni volta che andavo indietro sentivo lo stomaco in gola e una sensazione di abbandono di cui non avevo nessuna paura. Non ancora, per lo meno.

Ecco il lavoro, dicevo: ci devo tornare. Che almeno questo sacrificio serva a qualcosa.

Per renderlo divertente potrei lavorare in piedi sulla sedia: se spingo forte chissà dove posso arrivare.

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venerdì, 18 novembre 2005

Pillole di saggezza (dove non te le aspettavi però)

Ogni tanto Rachida - la mia insegnante di arabo, sì, anche se non ho i soldi per permettermi le lezioni e tra poco venderò un rene per studiare - mi lascia di stucco. Lei pensa di darmi lezioni di grammatica araba, ma a me sembra di essere a filosofia.

Sul fatto che il passato (remoto e prossimo) si esprima con una forma che si chiama tempo perfetto: Il passato è perfetto, perché è compiuto, è completo. Tutto ciò che è completo è perfetto e non modificabile, indipendentemente dal significato del verbo.

Sul fatto che per negare un'azione si debba usare la particella Lam (non) seguita dal verbo in forma di tempo imperfetto (cioè l'equivalente del nostro presente, ma anche del nostro imperfetto): il passato non si può negare. Una cosa fatta è compiuta, come puoi dirne il contrario? O lo neghi in assoluto, aggiungendoci l'avverbio mai, oppure devi usare la forma imperfetta, perché è l'unica negabile.

Torno a casa sempre perplessa. Meno male che questi dovrebbero essere barbari e portatori di una cultura inferiore.

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lunedì, 14 novembre 2005

La frase del fine settimana e della vita tutta

Mesi, anni di riflessioni, di sentimenti che "tuirano" (cfr. in piemontese: girano) dentro.

E poi la sintesi perfetta trovata per caso sul sito della bella
Lia.

L'essere umano non è un sistema coerente di regole e norme, non sempre si desidera ciò che è obiettivamente corretto desiderare, non sempre si è felici o infelici in base a principi socialmente desiderabili.

Adesso devo solo buttare via la chiave della gabbia. Anche la gabbia. Capisco la crisi degli alloggi, ma viverci dentro non è bello. Non è bello nemmeno guardarla da fuori.

Via. Aria!

postato da pedro.almaviva, 10:21 | link | commenti (2)

mercoledì, 09 novembre 2005

L'ospite misterioso di Celentano domani è...

Oltre alla già annunciata Sabina Guzzanti secondo me l'ospite è Michael Moore. Mia personale deduzione, alle 14.39.

ETA: Alla fine poi no. Però era nell'aria e c'è stato un problema (umh...) all'ultimo minuto.

postato da pedro.almaviva, 13:40 | link | commenti (2)

Uso adeguato della forza

Qui un articolo di Gennaro Carotenuto che intervista Javier Couso fratello di Josè, cameramen dell'emittente spagnola Tele5, assassinato dai soldati americani che, quel giorno, avevano ricevuto l'ordine di "andare per giornalisti" - come noi andiamo, chessò, per funghi - uccidendo giornalisti di Al Jazeera, Al Arabia e quelli residenti all'Hotel Palestine, fra cui gli inviati di Tele5.

E questa è la parte migliore e più leggera dell'articolo.

postato da pedro.almaviva, 08:59 | link | commenti

lunedì, 07 novembre 2005

Un groppo in gola

E' una sensazione che capita raramente di provare - per fortuna? - e che spesso si cita magari in luogo di qualcosa di più leggero, solo per enfatizzarlo.

Io però l'ho sentito oggi, leggendo questa notizia su Haaretz.com. La settimana scorsa un bambino palestinese di 12 anni è stato ucciso per errore a Janin dai soldati israeliani, che avevano scambiato la sua pistola giocattolo per una vera. Io non so quanto siano diverse le pistole giocattolo da quelle vere, non so con quanta leggerezza o meno abbiano sparato, e siccome non c'ero non lo posso dire né ipotizzare.

So però che i genitori di Ahmed Al-Khatib hanno deciso di donare i suoi organi a sei israeliani, come simbolo di avvicinamento, come legame vero tra i due popoli, nella speranza che si avvicini un po' di più la pace.
Così Ahmed, che è morto per errore, ha evitato che cinque bambini fra i 6 mesi e i 5 anni e un'adulta di 56 andassero incontro, loro sì, a morte certa e predeterminata da malformazioni e malattie da cui erano affetti.

In mezzo a tutte le stronzate che sono state scritte in questi giorni sulla questione Iran contro Israele, che tiene banco solo da noi, mentre gli altri paesi occidentali, dopo aver dedicato lo spazio dovuto alla questione, sono passati oltre e s'interrogano inquietati su dove siano le prigioni-incubo, create dalla CIA in tutta Europa per torturare (sarebbe "detenere" e "interrogare", ma fonti della stessa CIA ammettono che i metodi non sono esattamente soft) i terroristi o presunti tali, dopo tutte le fiaccolate e il riempirsi la bocca della parola pace, quando viene compiuto un gesto, ancorché simbolico, così altruistico, non si dice niente.

No, non è la solita storia che la bontà non fa notizia, è che viviamo in un paese in cui anche le vecchie testate che dovevano fare informazione seria, che avrebbero dovuto essere lo specchio della coscienza, che dovrebbero agitare l'animo e il pensiero anche attraverso notizie come queste, si sono completamente e totalmente anestetizzate, piegate alla volontà del padrone, quella di tacere, e a quella dei lettori, quella di essere ninnati con scandali, leccisi e albani, papi nazisti che neanche Goebbel che dicono di no alla comunione per i divorziati ma invitano la Sacra Rota ad annullare i matrimoni più in fretta, celentani che riportano in tv gli epurati per fregiarsi del titolo di liberatori dell'informazione.

Questa mancanza sta ormai diventando strutturale, non ha eguali in altri paesi, e non cambierà con un ipotetico cambio di governo, nè sulla carta stampata nè men che meno in tv.

Tornano però - l'ho sentito oggi in un negozio - le gonne a palloncino che andavano negli anni '80: più spazio per ospitare i culi opulenti che hanno - ormai quasi del tutto - rimpiazzato i cervelli.

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venerdì, 04 novembre 2005

Come le foglie in autunno

Non sono puntualissima io. Nella vita intendo, in generale. Però in una cosa sto diventando brava: beccarmi un malanno di stagione non appena il foglio del calendario gira e si arriva a Novembre.

L'anno scorso stessa cosa: rientrata dal ponte a Berlino dove avevo fatto - senza peraltro potermelo permettere - la giovane scapestrata che di giorno va in giro sotto la pioggia torrenziale e di sera si gode la night life berlinese (fantastica!), mi ero presa un raffreddore colossale, una roba che non mi capitava da anni. E me l'ero portato dietro, con complicanze varie, per circa 3 settimane.

Ora no, ora non ho fatto la giovane selvaggia che beve assenzio e fuma - si fa per dire - nei caffé letterari, con la sciarpina attorno al collo, la giacchetta cheap un po' stretta e magari con le toppe ai gomiti e una copia di qualsivoglia libro di Pasolini sotto il braccio. In quest'ultimo ponte ho fatto qualche passeggiata, la spesa, le pulizie e cercato di dormire un po'. Mia nonna buonanima, fatti salvi i suoi ultimi mesi di vita, faceva cose più estreme.
E lo stesso ora sono qui con questo quasi raffreddore, quasi febbre, quasi mal di gola, quasi mal di testa ma di certo gran rottura di maroni. Mi sento come se un carroarmato mi passasse sulle ossa a intervalli regolari, ma come tutte queste cose non si possono curare: ti prendi un antisintomatico X qualunque e aspetti che passi.
Però mi tocca evitare tutta l'attività fisica, ché sudare e poi prendermi una botta di freddo-umido non è il massimo dell'intelligenza. Scendo giù a portare il cane e, dopo pochi minuti comincio ad avere brividi e sentirmi tutta pesta. Ma si può?

E dire che a me l'autunno piace tanto. E' forse uno dei miei momenti preferiti: le foglie gialle, il freddo, i vestiti più spessi senza arrivare agli estremi dei piumini da gelo polare. Anzi fa perfino troppo caldo adesso per i miei gusti. Vorrei qualche grado in meno, ecco. 

Non so se esiste una ricetta della felicità: nebbia, vino, tartufi e brasato e i miei sensi sono vinti e avvinti, un po' anestetizzati ma in fondo ancora più acuti.

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giovedì, 03 novembre 2005

Il mattino ha l'uranio in bocca

Per iniziare bene la giornata ho letto questo, da una testata che è una mia lettura quotidiana.
Non capisco: o è pazzo o è prezzolato. Direi entrambe le cose. Chissà come sarà contento il mio amico che è scappato da Teheran 20 anni fa e che lì ha ancora tutta la sua famiglia.

Sempre dalla stessa fonte leggo questo, che avevo visto già ieri (ma era solo una proposta, mentre oggi sono iniziati i primi piccoli passi) e di cui in Italia non si parla. Tanto non è importante. L'aveva auspicato ieri Prodi nella sua lettera a Sharon, ma se non l'avessi letto altrove non avrei capito di che cazzo stesse parlando.

E infine questo, giusto per dar una botta di utopia alla giornata.

postato da pedro.almaviva, 10:36 | link | commenti (1)

mercoledì, 02 novembre 2005

Inventario dell'esistenza

Mi capita spesso durante le brevi vacanze - che di solito non riesco a sfruttare per un breve viaggio/fuga dal quotidiano - di fare ordine nei cassetti.

In questo ponte avevo deciso di migliorare la mia scrivania di lavoro, ché tra pezzi di incenso, immagini di Ganesh, vecchie bollette mai aperte e fiori secchi sembra tutto tranne che una postazione di lavoro.

Invece non ci sono riuscita. Mi sono persa nei cassetti della camera da letto, dove ho scoperto cose di cui ignoravo l'esistenza.

Una si ferma e si chiede: che cazzo ci faccio con 10 paia di collant neri 50 denari assolutamente identici?. Non due, non quattro, ma dieci, di cui alcune intonse. E perché ho conservato una figurina ologramma di Lilo e Stich trovata nei Kellog's, tre tubetti finiti di burro cacao, 6 calzini destri (oppure sinistri, ma comunque spaiati), multe scadute, ricette di medicine mai acquistate?
Passi per la biancheria "epurata", quella che tieni lì per i viaggi grezzi dove i pizzi non sono pratici, ma che tieni accuratamente nascosta e che hai sostituito, in occasione della convivenza, con intere collezioni di Intimissimi che fanno bella mostra di sè nel cassettone di fronte al letto, ma anelli di bigiotteria rotti, collane che neanche quelle delle patatine sono così brutte più altri oggetti di cui non mi è stato possibile ricostruire la funzione, che diavolo ci facevano lì?

E non ho finito. Ho spostato un po' di cose qui, altre là, riempito il sacco dell'immondizia e via. Non ce l'ho fatta a liberarmene, non era uno di quei giorni in cui riuscivo a dire, per ogni oggetto inutile trovato: "ora non ne ho più bisogno e se ne avrò ancora piuttosto lo ricompro".

Giorni da coperta di Linus.

postato da pedro.almaviva, 14:26 | link | commenti (3)

E Achille disse: "Io Menelao le mani"

L'altra sera ho visto Troy. La serata era inizata bene, avevo visto un telefilm carino, Grey's anatomy, che però va visto senza il doppiaggio perché Meredith, la protagonista, è doppiata dalla stessa attrice che doppia la mia eroina televisiva, Lorelai Gilmore di Gilmore Girls e che riesce nel non facile intento di farla sembrare una minorata mentale.

Segue visione del film di Michele Placido Ovunque sei: ho perso il primi 45 minuti e ringrazio il cielo, ché il film è talmente brutto che il momento più alto è la visione di Stefano Accorsi nudo come un verme con il suo giacomino in bella mostra. Questo per dire le vette sfiorate da questa sonora cialtronata.

Facendo zapping mi accorgo che su Sky cinema 2 c'è Troy e, avendone sentito parlare malissimo, non resisto: mi sintonizzo e lo guardo.

Anche di questo film ho perso l'inizio ma, conoscendo giusto un po' la trama, sono riuscita comunque a capirne il seguito ed ad apprezzare l'opera di Wolfgang Petersen. Tra l'altro il film era accreditato a W. Petersen, che sono anche le iniziali dell'attore che interpreta Grissom in CSI, per cui ho temuto ad un certo un punto che avremmo visto lo stercorario di Troia invece del cavallo.

La prima scena in cui incappo è quella in cui Agamennone, Menelao, Ettore e Paride si parlano sotto le mura di Troia: gli eserciti sono schierati e loro si confrontano sul perché i greci sono andati fin lì ovvero riprendere Elena, la moglie di Menelao, che ovviamente è bionda e con gli occhi azzurri.

Ora la lettura dell'Iliade risale per me al biennio del ginnasio, quindi a molto tempo fa, per cui potrei non ricordare bene alcuni dettagli. Una cosa però è certa: nè Agamennone nè Menelao erano parenti di Federico detto il Barbarossa, quindi non capisco perché siano due semi-crucchi grandi e grossi e perché siano così sgradevoli a vedersi. Giuro che mi aspettavo che uno facesse un grosso rutto dopo essersi scolato una birra al palo e che l'altro facesse i rumori con l'ascella alla Bart Simpson.
Si capisce in questa scena per chi tifa il regista: la telecamera infatti, dopo averci mostrato Agamennone e Menelao, passa agli altri 2 fratelli della storia, ovvero Ettore e Paride-Legolas (ovvero Orlando Bloom, che intrepretava Legolas nel Signore degli Anelli) che sono magri, piacenti, freschi freschi di parrucchiere e coi boccoli neri al vento.

Paride combatte con Menelao ma si caga sotto e scappa da Ettore che, per difenderlo, ammazza Menelao: Agamennone allora, che è tornato sulla biga, s'incazza come una bestia e decide di attaccare. Al suo fianco sulla biga c'è Ulisse-Faramir (cioè l'attore che interpreta Faramir nel Signore degli Anelli) che per tutto il film ha il ruolo di rappresentare l'unico uomo dotato di cervello di tutta la storia, visto che Agamennone è praticamente una bestia e soprattutto è vestito che sembra un incrocio tra un armadillo e Dario I di Persia.

Una nota che vale per tutto il film: ciò che colpisce è senza dubbio l'accuratezza dell'ambientazione e dei costumi. M'aspettavo di vedere ad un certo punto Achille che arriva col Golf GT, apre il frigo e si prende una Coca Cola, per dire. I muri, che allora erano a secco, sono ricoperti con della simpatica malta rosa e Troia sembra un villaggio vacanza tipo Sharm el Sheik. Gli abiti sono tinti con la tecnica della maglietta annodata e messa in candeggina e la donne indossano in testa delle corone di finto alloro dorato e perle che sembrano i centrotavola natalizi che vendono al mercato vicino casa mia.

La guerra ha inizio dunque: i greci si prendono subito un sacco di mazzate, sono vestiti praticamente come i troiani e per questo indistinguibili. Nel bel mezzo della lotta si fa avanti uno che, non avendo io visto il film dall'inizio, non ho idea di chi sia, però sono certa che con la storia non c'entri molto: è un vichingo. Il vichingo attacca Ettore che, pur essendo più piccolo, gli fa il culo a capanna. Poichè è stato sconfitto il loro vichingo-mascotte e i greci sono solo 100.000 contro 1000 troiani, Ulisse capisce che è il caso di ritirarsi - alla faccia dello stratega - e fa ordinare la ritirata ad Agamennone. Ecco allora che, davanti ai miei occhi sfreccia un asiatico: sì, una comparsa che non s'era messa l'elmo e che mi sfila proprio davanti così, come niente fosse.
Certo era più in tono lui degli altri attori, ma visto che erano tutti dall'aspetto anglosassone ecco, il poveretto si notava.

Ritornano all'accampamento e lì c'è Achille ovvero Brad Pitt sfigurato dal cortisone, dalle lampade e da una tinta bionda che neanche Platinette.
Achille è incazzato e bisogna capirlo: è partito talmente di fretta che s'è portato da casa solo un gonnellino di pelle nera, un'armatura di cuoio nero -entrambi acquistati in un negozio sado-maso - e un paio di vestaglie blu elettico che porta aperte fino a sotto l'ombelico, così possiamo vedere i suoi addominali ritoccati con photoshop e intuire che deve aver dimenticato a casa anche le mutande e che gira per l'accampamento coi gioielli di famiglia che prendono aria.

La scena della schiava Briseide è penosa: Achille se l'è catturata, intende spupazzarsela, ma Agamennone gliela prende poi Achille cambia idea e se la riprende, perché è innamorato (eh?) e mentre lei lo vuole uccidere nel sonno lui la convince a mettere giù il coltello. Arma di persuasione di Achille: la "forza" dell'amore. E ci siamo capiti.
Sì, Brad Pitt ha un gran bel culo e un gran bello stacco di coscia, però alla quinta inquadratura del suo inguine penso che possiamo passare oltre e, per esempio, leggere davvero l'Iliade.

Una cosa è davvero irritante di Achille: che parla tutto il tempo per luoghi comuni e frasi fatte.
Ad esempio quando Briseide lo sta per uccidere nel sonno, lui si sveglia calmissimo e lei gli fa: "ma non hai paura di morire?" lui le risponde "tanto prima o poi dobbiamo morire o adesso o tra 50 anni è lo stesso". Facciamo adesso, dico io, così questo strazio di film finisce prima. E poi se io avessi il tallone come unico punto debole e mi puntassero un coltello alla gola penso che ballerei shake your bootie davanti ai miei nemici. E quando cazzo m'ammazzano così?
Oppure quando i suoi partono e lui resta per entrare nel cavallo, il suo servo (che lo ama, si vede lontano un miglio) gli dice "ma come farà la Grecia senza di te?" e lui "la Grecia è esistita prima di me ed esisterà anche dopo di me". Trema Confucio, è arrivato il tuo sostituto.


Dopo che i greci le hanno prese di nuovo e Achille non intende combattere e passa il tempo chiuso in tenda a spupazzarsi Briseide, partono di nuovo all'attacco guidati, loro credono, proprio da Achille. Ma siete ciechi? Sarà due spanne più basso e coi capelli castani, come cazzo fate a prenderlo per Achille? Infatti è Patroclo, il cugino di Achille, che viene sgozzato come un capretto da Ettore.

Nel film è evidente che lo sceneggiatore o qualche suo assistente qualche libro l'ha sfogliato: celebrano almeno 20 funerali bruciando il corpo dopo averlo vestito di tutto punto e avergli messo due monete sugli occhi. Però siccome lo spettatore americano medio - e pure quello italiano - non sapeva di certo il perché di certe usanze ad un certo punto spiegano con dovizia di particolari la storia del nocchiero che deve traghettare il corpo nell'aldlià e delle due monete che servono per pagarlo.

Vi risparmio il combattimento tra Achille e Ettore - per prepararsi al quale Achille si mette un bel paio di anfibi con la suola in gomma - e la costruzione del cavallo e vado direttamente al finale.

I greci entrano, nascosti nel cavallo, tra mura di Troia, città notoriamente ornata da statue che erano una via di mezzo tra le koré e Tutankamon, aspettano la notte e escono. Penso: finalmente! Hanno letto libro allora! Invece no. Dentro al cavallo c'è anche Achille che è tornato a Troia per amore, ovvero ripredersi Briseide!!!!
Mentre Achille cerca Briseide come un pazzo, Paride porta i suoi familiari al sicuro e, davanti al passaggio segreto (cosa????), incontra Enea (eh???) che si trascina il padre Anchise (il figlioletto Ascanio non c'era, doveva essere nel confessionale del Grande Fratello). Questo il dialogo tra i due:

Paride: Ehi tu, come ti chiami?
Enea (castano chiaro, occhi azzurri, faccia da big jim): Enea
Paride (porgendogli la spada): La sai maneggiare questa?
Enea: Sì certo, per chi m'hai preso? E' un film storico questo, mi sono preparato bene.
Paride: Allora va', aiuta questa gente a uscire dal passaggio segreto e vai a cercare una nuova patria per loro (giuro che l'ha detto!) sennò Virgilio poi non sa che cazzo scrivere nell'Eneide.
Enea: sarà fatto (sì, quello che ha scritto questa sceneggiatura lo è di sicuro)

Intanto Achille trova Briseide: i due stanno per coronare il loro sogno d'amore (ma che caz...?) quando Paride-Legolas tira fuori arco e frecce uguali a quelle che aveva nel Signore degli Anelli, trafigge il tallone di Achille e gli tira ancora 3 frecce nel petto. Achille per tutta risposta fa un monologo di diversi minuti a Briseide e le spiega che quei due o tre giorni passati insieme a spupazzarsi nella tenda sono stati per lui la vera felicità. Poi finalmente crepa e Briseide e Paride vanno nel passaggio segreto e il film finisce.

Se una sera vi sentite un po' giù, chessò, dopo l'ennesima figura di merda di Berlusconi all'estero o dopo aver visto Tremonti a Ballarò che dice che la crisi è colpa del fatto che non hanno fatto le banconote da 1 euro vi consiglio di affittare questo film e guardarlo.

E' come darsi una martellata sul ditone del piede e godere quando il dolore, dapprima acuto, abbandona il vostro corpo e vi da sollievo.

postato da pedro.almaviva, 11:01 | link | commenti (3)

martedì, 01 novembre 2005

Tra il dire e il fare ci sta di mezzo il male

In questo bellissimo post di Lia tutto ma proprio tutto - compreso un mio commento che aggiunge quello che volevo mettere qui - quello che penso su questa buffonata che è la manifestazione anti Iran e pro Israele che si sta organizzando a Roma.

Sulla suddetta manifestazione poi, l'apertura dell'articolo sul Corriere sul fatto che "Chi non parteciperà giovedì 3 novembre alla manifestazione davanti all'ambasciata iraniana a Roma di protesta contro le parole del presidente iraniano Ahmadinejad sarà considerato un nemico di Israele e degli ebrei italiani." (lo sostiene, in un'intervista comparsa sul quotidiano israeliano «Maariv», il portavoce della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici) credo non abbia bisogno di commenti.

Il mio disappunto su come si stiano accodando a questa manifestazione strumentale del cazzo anche gli esponeti dei Ds è grande. E lo è ancora di più perché so che sono, per la maggior parte, filo-palestinesi, ma che stanno cercando di vendersi all'elettorato indeciso, pur avendo nei sondaggi attuali 7 punti di vantaggio, anche dopo la legge salva Cdl sul proporzionale.

Perché nessuno di questi dice: "Sì, ok, sono contro queste dichiarazioni deliranti, ma non facciamoci risucchiare come al solito dal tubo cadotico. Questo pompare la dichiarazione dell'Iran unito a qualche dichiarazione di Castelli sugli zingari che rapiscono i bambini serve per distogliere l'attenzione dai problemi veri come l'andare a picco della nostra economia."
E mentre l'Iran dichiara non guerra, ma solo che non riconosce Isreale come almeno altri 20 stati nel mondo, Israele fa, agisce. Mica sono fessi, quelli, mica sono populisti e casinisti e fanno dichiarazioni inopportune, quelli. E così dopo aver ridato Gaza ai palestinesi la usano come trappola per topi e bombardano a tappeto i civili, loro sport preferito.

E contro questa cosa nessuno dice niente. Eppure quelli fanno, mica dicono.

postato da pedro.almaviva, 10:57 | link | commenti (6)