[Pedro Almaviva]
 


Autoritratto






martedì, 31 gennaio 2006

Knight in shiny armour?

Ho 66 anni ho avuto tutto dalla vita: sono stato presidente dell'Iri, presidente del Consiglio, presidente della Commissione Europea e non ho più niente da chiedere, per cui debbo essere radicale, i miei alleati stessi me lo hanno chiesto.
Sui temi cardine o si trova una soluzione oppure io non ci sto. Ma non perché sono un eroe. Ma perché non ho padroni e avendo il lusso di non avere un partito dietro di me ho il dovere morale di farlo e il lusso di poterlo fare.

Altro che i disubbidienti. Il resto qui oppure anche la trasmissione per intero di stamattina su Radio24.

postato da pedro.almaviva, 11:47 | link | commenti

lunedì, 30 gennaio 2006

L'ascia e raddoppia

Sono stati finalmente pubblicati i dati sui fondi per la scuola decisi da Tremonti&co per il 2006. Fino ad oggi la portatrice sana di incapacità applicata al Ministero della Pubblica Istruzione Letizia Moratti e altri figuri appartenenti alla sua cricca avevano tergiversato, parlavano di fior di assunzioni - di insegnanti di religlione, ma questo è un dettaglio - e di investimenti consistenti nella scuola.

Il bello è che questa affermazione non contiene nulla di falso e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale lo ha confermato; era semplicemente una parte della verità.

Più fondi alle scuole? Sì, quelle private. 1 milione di euro solo per le scuole della Lombardia, più bonus "d'incoraggiamento" per le famiglie che decidono di mandare i figli negli istituti privati.

Più scuole a fondo? Sì, quelle pubbliche. 980 milioni di euro tagliati e non da una voce misteriosa, fatta per camuffare, tipo "immobilizzazioni finanziarie con scorporo catastale di catoblepa". No, i tagli sono alla voce: somme per il funzionamento amministrativo e didattico.

Tradotto vuol dire: taglio al budget per il personale (vedi supplenti), taglio alla cancelleria - registri, cartucce per le stampanti, attrezzature per i laborat...HA HA HA HA HA HA (scusate, ma pensando ai laboratori delle scuole italiane mi nasce dal cuore una risata amara) - e taglio a servizi - carta igienica, e non sto scherzando - per citarne alcune.

Devo ammettere che per fare questa mossa ci va del fegato e ce ne andrà ancora di più per negare questi tagli in televisione.

Ma non ho dubbi, guardandola in faccia, che riuscirà anche in questa impresa.

postato da pedro.almaviva, 14:52 | link | commenti

giovedì, 26 gennaio 2006

Onorevole Luxuria

Rifondazione Comunista candida Vladimir Luxuria, conduttrice - sì il femminile è d'obbligo - radiofonica su Radio Capital. Certo non è la mossa più intelligente che si possa fare per paracularsi i cattolici, i cui voti - per quanto non mi faccia impazzire l'idea - sono determinanti per sperare di vincere.
Insomma se Berlusconi va in tv con "mamma Rosa" non è il caso di seguire la sua deriva nazionalpopolare, ma nemmeno fare i diversi per forza mi sembra una grande idea.

Sarei felice se in questo paese ci fosse spazio per una candidatura come questa, ma in un periodo come quello attuale mi pare un rischio. E non è vero che da qualche parte bisogna per forza cominciare a fare le rivoluzioni culturali.
Bisogna potersele permettere, le rivoluzioni culturali.

postato da pedro.almaviva, 14:39 | link | commenti (4)

E adesso sono cazzi

Vince Hamas in Palestina.

Ora Hamas dice che incontri e colloqui con Israele, la cui distruzione fa parte dello statuto del partito, non sono in agenda.

Sull'altro versante, per non farci dimenticare che è stato sì il consigliere moderato e sostenitore della pace di Ariel Sharon ma è pur sempre, appunto, un uomo di Sharon, Ehud Olmert continua unilateralmente a costruire il muro.
Muro che, nato per difendere Israele, non è stato costruito lungo i confini con la Cisgiordania ma è inavvertivamente scivolato dentro la Cisgiordania, prendendo intere porzioni di terra palestinese.
Per non farla troppo sporca Olmert dice anche che ha intenzione di smantellare le colonie in Cisgiordania e trasferire le persone in territorio di Israele. Territorio che - guarda caso! - s'è ampliato proprio con la costruzione del muro.
E il solito trucco: mi autoannetto terra non mia, ci costruisco un muro e poi dico "ma oltre io muro io voglio svuotare tutto e ridare la terra a loro". Anche noto come "un colpo al cerchio e uno alla botte".

Diciamo che la situazione attuale non promette bene perché dopo queste elezioni le posizioni dell'uno e dell'altro saranno utilizzate per giustificare i propri atti di forza e di violenza, in una spirale di  "con quelli non si può parlare ma solo sparare".

Penso che Hamas potrebbe anche soprendere gli scettici, visto che vuole collaborare con Al Fatah, ma il fatto che gli interlocutori, Israele per primo, siano estremamente diffidenti - per usare un eufemismo - non credo aiuterà. Sono perplessa, ma non stupita, che nessuno abbia dato il beneficio del dubbio ai neoeletti.

Poi io resto dell'idea che la Palestina come nazione autonoma e con confini dignitosi e stabili non esisterà mai e che il popolo palestinese, scegliendo Hamas, non abbia fatto altro che porgere il fianco, ingenuamente e per disperazione, ad un piano che non ha mai realmente previsto il loro riconoscimento e che potrà, ancora più agilmente, accelerare la loro distruzione.

postato da pedro.almaviva, 12:00 | link | commenti (2)

mercoledì, 25 gennaio 2006

Election day (quello vero)

Si sono messi d'accordo e ora stanno andando a votare. Ovviamente non parlo del centro destra e di quella buffonata pietosa che è stata il tentativo di spostare la data delle elezioni.
Buffonata ancora più ridicola oggi che Berlusconi ha garantito a Ciampi che si vota il 9 aprile, come previsto, e che lui da la sua parola in garanzia. Cioé lui ha tentato di spostare le elezioni e poi, autofacendosi opposizione, s'è messo il cappello del garante delle regole (eh??) ed ha detto, come se fosse caduto dal pero e non avesse inizato lui la bagarre sulla data, che ci penserà lui a mantenere le scadenze fissate. Siamo al bipolarsimo sì, ma quello clinico psichiatrico, non quello politico.

Dicevo: si sono messi daccordo quelli di Al Fatah e di Hamas, hanno fissato la data per il 25 gennaio e ora, proprio in questo momento, ci sono le code ai seggi e si sta votando.
Ci ha messo del suo anche Israele, concendendo una cosa che per quanto mi riguarda era sacrosanto diritto ma niente affatto scontata di questi tempi, consentendo il voto anche ai palestinesi di Gerusalemme est o Al Quds, come la chiamano in arabo.

Dopo quattro ore dall'apertura dei seggi aveva votato già il 20% degli aventi diritto. Altro che le nostre percentuali di afflusso influenzate dalle condizioni metereologiche o dalla digestione della parmigiana di melanzane consumata al pic nic sui prati.

E c'è parecchia attesa per il risultato. Gli americani hanno già fatto sapere che comunque anche un parlamento con deputati di Hamas verrebbe in qualche modo riconosciuto e accettato in un'ipotetica trattativa.
Quelli di Hamas a loro volta hanno cercato di candidare persone "presentabili" in occidente: ora non che gli altri non lo fossero, ma chi verrà eletto potrà fare qualcosa di vero e concreto per i propri elettori solo se sarà in grado di trattare con Israele e con gli Usa. Poche palle: sono elezioni democratiche ma di un popolo che non è libero. "Sovranità limitata" significa anche questo.
Non che Abu Mazen mi faccia impazzire, lo trovo un po' incolore come personaggio, ma pare che le donne palestinesi, specie quelle di Al Fath, non vedano tanto di buon occhio l'ipotetica vittoria di Hamas, con tanto di legge islamica, velo obbligatorio e tutto quello che implicherebbe la Sharia.

Intanto a Hebron 300 "simpaticissimi" coloni, ultimamente parecchio irritati dalle dichiarazioni di Ehud Olmert, hanno occupato, aiutati dai soldati israeliani, la parte vecchia della città, impedendo a 5500 palestinesi di votare. Però siccome i palestinesi a queste amenità sono abituati, si sono semplicemente diretti verso altri uffici elettorali e non sono venuti alle mani.

Qui l'elenco dei partiti principali e dei candidati e qui una panoramica delle aspettative per i palestinesi e gli israeliani.

postato da pedro.almaviva, 11:37 | link | commenti

martedì, 24 gennaio 2006

Bang bang! (You shoot me down)

Nel giorno in cui il PresDelCons suggerisce di risolvere le agitazioni e gli scioperi dei dipendenti Alitalia manu militari - che a casa mia vuol dire col fucile spianato - il parlamento approva una sostanziale modifica al concetto di legittima difesa nonché alla sua attuazione pratica.

Legge fortissimamente voluta dalla Lega - che sopresa! - e sostenuta compatta dalla CdL: prevede l'utilizzo di "un'arma legittimamente detenuta" per difendere "la propria o altrui incolumità o i beni propri o altrui,quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione"

Sparare, se pure costretti e per legittima difesa, è pur sempre sparare per quanto mi riguarda. Qui invece cambia la legge a seconda di quale lato della pistola o del coltello ti trovi. In Sudafrica ai tempi della segregazione raziale, c'era una legge che diceva che se tu vedevi qualcuno che pensavi ti stesse rubando la macchina potevi sparargli.
Naturalmente il "tu" era da intendersi "tu bianco" e "qualcuno" era solitamente di colore.

Già me l'immagino il gioielliere o il negoziante generico leghista, quello che mentre lo stanno rapinando reagisce - coglione, se sei assicurato stai fermo e salva le chiappe e se non lo sei salvale lo stesso - che esulta perché finalmente si potrà difendere dai negher e dai rumeni.
E non sto facendo nessuna caricatura: ho sentito discorsi su questo tono non più tardi della scorsa estate mentre ero al mare, quindi questa realtà esiste e d'altro canto una simile legge l'hanno fatta persone che ce l'avevano nel programma politico una cosa simile e che per questo sono stati votati.

E poi voglio vedere a provare a tracciare il solco tra legittima difesa e legittima offesa: prima almeno, anche se riuscivi a camuffare l'una per l'altra qualcosa beccavi. Ora resti impunito.
Perché qui dopo una sparatoria non arriva Grissom con la sua squadra per cercare di capire cosa sia successo e a "far parlare le prove".

The evidence never lies, dice lui.

Le prove non mentono mai, ma uno che ha ammazzato un altro sicuramente sì.

postato da pedro.almaviva, 16:10 | link | commenti (2)

lunedì, 23 gennaio 2006

Melting spot

A causa della querelle - chiamiamola così - tra Ucraina e Russia per cui misurando il gas che arriva da queste parti le due nazioni si accusano a vicenda di essersi fottuti i metricubi mancanti, in Italia, per decreto di Scajola, si abbasseranno le temperature dei riscaldamenti di 1 o 2 gradi rispetto ai livelli consentiti.

I "livelli consentiti" nel condominio  in cui sto sono approssimativamente i gradi presenti sulla superficie del sole, per cui se abbassassero il riscaldamento d'un paio di gradi, oltre a smettere di spendere più di 600 euro all'anno di riscaldamento, potrei tirari fuori il bikini solo verso maggio per i primi weekend al mare, anziché usarlo come pigiama in pieno inverno perché qualche vecchia carampana mummificata vuole avere le temperature di Santo Domingo in soggiorno.

postato da pedro.almaviva, 16:50 | link | commenti (1)

domenica, 22 gennaio 2006

The Wild Brunch

Oggi per cambiare brunch al 18B.

So che fa molto milaneseuéfigahaicapito il concetto di brunch, ma il locale è carino, si trova in una piazzetta che trovo deliziosa e, con il blocco del traffico, c'era una bella atmosfera in giro.

Ovviamente in una domenica in cui la densità di gente in giro era più del doppio del normale, i negozi erano vergognosamente chiusi. C'era la gente davanti alle vetrine coi nasi quasi attaccati al vetro, che fissava la scritta "SALDI" e si coltivava la frustrazione di non poter fare acquisti in un giorno in cui, lontano dallo stress settimanale, si avrebbe voglia di gratificarsi.

Lo trovo allucinante, questo fatto dei negozi chiusi di domenica. Non dico la mattina, questo no. Ma un orario tipo 12-18 come in certe zone in di Londra non sarebbe male.
Perché a Londra non è "tutto aperto, sempre". E' una cazzata, un luogo comune da esterofili ottusi - ma l'esterofilo tout court è ottuso come il nazionalista, per quanto mi riguarda - però nelle zone centrali più frequentate i proprietari dei negozi di abbigliamento, libri e dischi sono stati folgorati da questa illuminante quanto rivoluzionaria idea: quando c'è gente che passa davanti ai negozi, proviamo a tenerli aperti.

Certo questa strategia sopraffina è roba da laurea alla Normale di Pisa e bisogna essere cugini primi di Keynes per arrivare a queste elaborate teorie di mercato. Oppure bisogna essere una manica di arricchiti ottusi, che vogliono il libero mercato ma solo quando fa comodo a loro.

Poi dato che il centro di Torino, e non solo, è tutto un cantiere, c'era la figura tipica del pensionato - oppure anche del trentenne ma che ha già la mentalità da pensionato - che cercava uno spiraglio nella rete di protezione per spiare l'avanzamento dei lavori, come in una sorta di bar sport dell'edilizia urbana. E proprio come al bar sport i commentatori di calcio si sentono tutti allenatori o tecnici, davanti ai cantieri i bricoleur affezionati clienti di OBI o di Castorama si mettono a commentare come provetti ingegneri edili o architetti, con l'aggiunta di una spruzzata di pessimismo torinese - quello del "non ce la faranno mai" - di cui ha già parlato Axell in questo post

Ecco ora anche se è domenica devo lavorare un paio d'ore, visto che il buon cibo e la stupenda luce che c'era in giro m'hanno lasciata di buon umore e sto cercando qualche idea creativa per chiudere un pezzo su un marchio che mi trascino da diversi giorni.

postato da pedro.almaviva, 16:31 | link | commenti (4)

sabato, 21 gennaio 2006

Fiorin Fiorello

E alla fine ieri ce l'ho fatta e sono andata nello studio rai a "vedere" VivaRadio2 con Fiorello e Baldini.

C'era la Littizzetto e purtroppo anche un inaspettatamente simpatico, garbato e gentile Alex Del Piero.

Se qualcuno ha visto il TG3 o anche TG2 sport oggi a pranzo io ero seduta a 1,5 metri dal tavolo e figuravo proprio tra Fiorello e Del Piero.

Se qualcuno ha ascoltato la trasmissione, avrà sentito la mia risata sguaiatissima entrare direttamente nel microfono e bucargli i timpani.

E poi un tuffo nel passato subito dopo; entrando in un bar in Via Verdi di fianco alla sede Rai ho sentito una studentessa che discuteva con l'amico - che la guardava con sguardo lubrico e si capiva che aveva accettato di studiare con lei solo per poterci passare un po' di tempo - dei risultati di un esame.
Era lì tutta intenta a farsi i suoi calcoli con frasi tipo "la terza non la sapevo, l'ho capito subito, ma se sommo i punti della prima e della seconda risposta..." e io ho provato più stupore che nostalgia, perché tendo a spingere le cose del passato in uno sgabuzzino, a non elaborarle e quindi a ritrovarmi con domande del tipo "ma la mia vita ha davvero ruotato intorno a simili cose per vent'anni?".

Davvero non mi sembra possibile. In più io all'epoca avevo l'aggravante di vivere il presumibilmente spensierato periodo universitario - che è spensierato solo dopo, quando finisce e appartiene al passato - in un luogo triste e grigio: il Politecnico.
Niente dehors, niente tavolini al sole. Anzi i primi tempi c'era un bar nel seminterrato. Avessero potuto farlo nelle catacombe l'avrebbero fatto.
E c'era già la fretta, l'ansia da prestazione - no, non in quel senso, al massimo per la prestazione del 386 nuovo di pacca con cui qualche nerd si bullava con i compagni - e il "devo fare in fretta e bene sempre".

Ecco sono in ritardo. Devo andare.

postato da pedro.almaviva, 15:13 | link | commenti

giovedì, 19 gennaio 2006

Hammer Time

Oggi ho appeso un paio di quadri che avevo incorniciato tempo fa.

Sono andata a farmi scrocchiare la schiena, assumendo a questo scopo posizioni "scomposte" forse peggiori di quando sono entrata. Per un istante sono stata un Picasso vivente, magari su E-bay tiro su due soldi.

Mi hanno tirato un pacco colossale: prima un invito a sorpresa, poi una telefonata un giorno prima e un "scusa, è stata riorganizzata la sala". Sì sì, come no.

Allora mi sono comprata 4 tulipani bianchi, una begonia gialla e due alberelli sempre verdi.

E chi pensava che due cotolette con contorno di verdure e marocchino con fondo di cioccolata liquida potessero mettere di buon umore?

postato da pedro.almaviva, 13:06 | link | commenti (3)

mercoledì, 18 gennaio 2006

Sono quattro paia di palle signora. Che faccio, lascio?

Ieri sera ho visto Ballarò e ho scoperto che esiste ancora qualche donna che, senza essere costretta a indossare bikini minuscoli alle 6 del pomeriggio, si fa notare e, se posso dire, anche rispettare.

Non inizierò qui il panegirico di Anna Finocchiaro in quanto donna dei DS, quindi del partito che voto o altro. Per comitati direttivi centrali, disciplina di partito e foto votiva di Bersani sulla scrivania, rivolgetevi al Suzukimarito.

Per quanto mi riguarda mi ha conquistata perché si è dimostrata brillante, competente, decisa, ma al tempo stesso sorridente e solare - non come quella suora laica pepia insopportabile della Turco - e mi piacerebbe tanto che donne così avessero una visibilità maggiore, sia all'interno del partito in cui militano, sia nella politica.

Il tocco finale: parla con lo stesso accento di Montalbano e in mezzo a tutto quel bailamme, ieri sera, per un momento, m'è sembrato di essere in un romanzo di Camilleri.

postato da pedro.almaviva, 10:17 | link | commenti (2)

giovedì, 12 gennaio 2006

Facciamo a capirci

Dal momento che non riesco a guardare la trasmissione di Bruno Vespa senza dare un'ulteriore botta di peggioramento ai cicli ormai spanatissimi del mio sonno, spesso leggo al mattino qualche testata online, e in particolare Repubblica.it, su com'è andato il confronto.

Stamani su Repubblica.it è apparso un divertente articolo sul dibattito di ieri sera tra Berlusconi e Bertinotti - ovvio no? Mica Berlusconi e Prodi, ma il Liberale e il Comunista, come li ha presentati Vespa - a firma della brava Concita De Gregorio.

Dall'articolo si evince che l'incontro tra Bertinotti e Berlusconi non sia andato poi tanto bene per il Cavaliere - anche se io ieri sera facendo zapping ne ho visto 2 minuti e ho trovato che i due fossero in difficoltà a turno - che ha confuso Paolo di Tarso per un filosofo greco e si è ostinato a chiamare Reagan "Donald" come paperino.

Dopo poche ore stamattina è comparso, sempre su Repubblica.it, il sondaggio che da l'Unione sempre in vantaggio ma che afferma che la CDL ha recuperato ben 2 punti percentuali e che sono tutti per Forza Italia. Questi punti non sono stati sottratti all'Unione, ma presi da quella terra di nessuno che sono i cosiddetti indecisi.

Allora ho cominciato a chiedermi il perché di un simile apparente scollamento e mi sono data subito una risposta: lo scollamento non c'è.

Non c'è perché di Paolo di Tarso non frega un cazzo a nessuno - a me neppure, se è per questo - e la maggior parte degli italiani, anche quelli che votano a sinistra, per essere sinceri, non hanno idea di chi cazzo sia.

Che Reagan si chiami Ronald in realtà e che il PresDelCons lo abbia chiamato Donald per 3 volte - dimostrando di essere proprio convinto che si chiami così e che non si sia trattato di un lapsus dovuto al fatto che s'era magari fatto un panino prima di andare in onda - non fa nessuna differenza, perché fra gli elettori "indecisi" ci sono anche quelli che l'inglese non lo sanno, lo orecchiano e poi lo storpiano, come faceva mia nonna buonanima, chiamando il dittatore iracheno "Madam Ussein" e l'allora segretario dei DS "Malema".

Il fatto che Berlusconi si presenti con un orologio del Milan per Bertinotti e che quest'ultimo invece si presenti con una copia della Costituzione firmata da Umberto Terracini, un "comunista", come dice Bertinotti stesso rivolgendosi a Berlusconi, "grazie al quale io e lei siamo qui a discutere" non fa la minima differenza. Perchè l'elettore medio preferirebbe l'orologio a tiratura limitata per il centenario della propria squadra del cuore, piuttosto che una copia delle Costituzione firmata da uno dei padri della nostra repubblica.

Quello che la sinistra si ostina a non capire è che le seghe sulle citazioni culturali ce le facciamo solo noi. La disfida delle citazioni colte la vinciamo quasi sempre, poi ci diciamo quanto siamo più fighi e acculturati e, inspiegabilmente, perdiamo.

Bertinotti è di sinistra, inequivocabilmente, ma non è esattamente una persona pragmatica: infatti contro D'Alema (e pure Rutelli in quell'occasione) a Ballarò Berlusconi s'era fatto una tale catena di figura di merda da essere rimasta nella storia.
Ma ovviamente questo genere d'incontri d'ora in poi il Cav. Silvio vedrà bene di evitarli: e perché dovrebbe andarci? Meglio un lungo monologo da Biscardi, che risveglia nel popolino indeciso le simpatie da "è uno da Bar Sport!" piuttosto che fare discorsi seri.

Una volta all'università una mia amica mi disse "se non fossero arrivati gli americani, gli italiani si sarebbero tenuti Mussolini altri 20 anni". Erano tanti anni fa ma la situazione non è cambiata affatto.

Se questa settimana di frequenti comparsate in tv di Berlusconi - condite da attacchi improvvidi su Fassino, minacce da "io so qualcosa sul caso Unipol" e schemi di gioco del Milan - è solo l'inizio della campagna elettorale mi viene da piangere al pensiero di cosa ci aspetta.

PS: Siccome ho scritto male il nome dell'attore di seconda categoria che è stato per due volte Presidente degli USA e mi è stato fatto notare l'ho corretto, lasciando traccia in questo post scriptum. Casomai si pensasse che non ho il coraggio di ammettere gli errori. Io.

postato da pedro.almaviva, 12:27 | link | commenti (4)

martedì, 10 gennaio 2006

LSD: e campi cent'anni

Lo scienziato che sintetizzò in laboratorio LSD quasi settanta anni fa si chiama Albert Hofmann e sta per compiere 100 anni. E non l'ha solo sintetizzato, l'ha ovviamente anche "testato" e utilizzato svariate volte, anche se mai da solo e sempre con dosi controllate.

Niente effetto Sid Barrett, niente cervello bruciato, ha una moglie, una casa, 4 figli, 8 nipoti e 6 bisnipoti.

Qui c'è qualcosa che non mi quadra: com'è che le droghe fanno male ma lui sta come un papa? Cioè non è uno di quei centenari ormai rimbambiti e incapaci di badare a se stessi; dalle foto gli daresti un'ottantina d'anni e non di più.

Naturalmente ce l'ha com Leary & co, con l'abuso, con il fatto che sia diventato un simbolo, mentre per lui è un farmaco.

Intanto se qualcuno di voi pensava di aver inavvertitamente assunto questa sostanza ieri, quando ha acceso la tv e ha visto su La7 il PresdelCons prima da Ferrara e poi da Biscardi al posto della valletta, e ha avuto l'impressione che sia rimasto in video per 75 minuti consecutivi, sappia che è tutto vero.

postato da pedro.almaviva, 10:31 | link | commenti (6)

lunedì, 09 gennaio 2006

Anghingò, queste tasse a chi le do...

Doppi salti mortali carpiati con avvitamento, piroetta e...vualà! Pare che il nostro PresdelCons sia riuscito a ridurre le tasse, anche se solo a se stesso.

Per incredibile coincidenza infatti, l'evasione fiscale di Mediaset, che ammontava a milioni di euro, è stata ridotta ad un'ammenda di 1800 euro pagabili in due comode rate.

Non è un scherzo, è tutto vero: il condono fiscale del 2002 ha fruttato ora a Silvio Berlusconi un enorme risparmio. Ed è tutto perfettamente legale.

Questo perché lui non ha mai tratto giovamento dalla sua discesa in politica. No no no.

Nel menù a la carte a base di palate di merda che ci aspetta in questa settimana anche l'inizio, a partire da stasera alle 20.30 su Rai 1, di una rubrica di commento ai fatti - politici e non - a cura di sua imparzialità Clemente J. Mimum, una puntata di Porta a Porta di PierBruno Vespa con Berlusconi da una parte e Bertinotti (il comunista mangiatore di bambini e statalizzatore folle) dall'altra.

E' iniziata - e mica da adesso - la campagna elettorale del centrodestra. Cartelloni a spiovere di tutti e tre i principali attori - UDC, AN e Forza Italia, che ha pure tolto la faccia di Berlusconi - trasmissioni televisive come e quando vogliono e TG a loro favore.

A molti è sfuggito il dettaglio che per esempio An metterà il volto di Fini nel simbolo e questo non solo non è segno di coesione fra quelli del centrodestra, ma è un segnale al candidato premier della CdL.
Di questo però non sentirete parlare, oppure se ne sentirete parlare sarà in tono pacato e amichevole, come se questa mossa fosse addirittura un segnale distensivo o una simpatica idea che la CdL, coesa, ha avuto una sera in una cena annaffiata da Morellino di Scansano e canzoni di Apicella.

Loro non sono più uniti del centrodsinistra e il problema della governabilità ci sarà anche nella CdL, ma questo nessuno lo saprà.

postato da pedro.almaviva, 15:32 | link | commenti (2)

Uno sbadiglio mi seppellirà

Ecco che comincia la prima vera settimana dell'anno e io l'accolgo con un colossale sbadiglio.
Sfiga vuole infatti che ieri mi sia scoppiato un mal di testa senza senso - e a me capita molto di rado di soffrire di mal di testa - che mi ha impedito di addormentarmi per parecchie ore. Sarà stata la Tuborg in lattina.
Fatto sta che verso le 3 ho preso il toro per le corna e mi sono alzata, ho estratto dal blister una potente compressa di ibuprofene indiano - sì quello le cui pastiglie sono color fucsia fosforescente - e dopo averne buttata giù una sono caduta in un sonno profondo.

Tra l'altro oggi devo iniziare un progetto nuovo di pacca per il quale avrei dovuto teoricamente fare almeno qualche riflessione durante le vacanze di Natale. Naturalmente mi sono ben guardata dal farlo e ora procederò a spanne, fingendo di sapere esattamente cosa sto facendo e dove tutto questo mi condurrà.

Altrimenti dove sarebbe il divertimento?

postato da pedro.almaviva, 09:38 | link | commenti

domenica, 08 gennaio 2006

Car Wash

Eccomi qui, ritratta mentre lavavo la macchina oggi pomeriggio.

Ok ora dopo che avete sognato, la verità: sono andata a lavare l'auto sì, ma ero in una mise leggermente diversa tipo pile rosso birra moretti, jeans, anfibi, due giubbotti e cappellino nero imbottito. Una vera bomba del sesso insomma.

A farmi compagnia una mandria di microcefali imbufaliti, con auto modello prolungamento del pene (cioè modelli base taroccati con spoiler, alettoni, finte doppie marmitte et similia), con fidanzata/moglie al seguito che passava l'aspirapolvere all'interno - quello è un lavoro da donna, si sa, mentre gestione la pistola spara detersivo (no pun intended) era appannaggio di lui - e che sclacsonavano se li si faceva attendere troppo.

Io, massimalista come sempre in queste cose, avevo l'obiettivo di togliere almeno uno dei cinque strati di sporco che c'erano fuori e ridurre la quantita di pelo di cane + foglie secche + cartacce all'interno.
Non sono stata molto astuta però: l'operazione è avvenuta in semi oscurità e l'auto mi è sembrata pulita ma credo che, alla luce del sole, emergerà con evidenza, l'approssimazione con cui ho effettuato la pulizia.

Intanto ho qui davanti agli occhi mezzo albero di natale: le decorazioni sono tutte imbustate, ma non l'ho ancora smontato del tutto.
E' proprio vero che da domani si ricomincia per cui vado a godermi questo scampolo di domenica spensierata.

postato da pedro.almaviva, 18:09 | link | commenti (5)

sabato, 07 gennaio 2006

L'allegra massaia

Si avvicendano qui in casa Maruti-Almaviva varie signore delle pulizie - per lo più rumene, va detto - una delle quali andrà a sostituire colei che già so sarà insuperata e che ha reso questa casa pulita e abitabile in questi primi tre anni.

Tra qualche giorno dovrò scegliere, ché la roba da stirare sta arrivando al soffitto e io non intendo tirare fuori asse e ferro Tefal, soprattutto vista la mia totale incapacità di stirare anche solo un tovagliolo.

Da lunedì si ricomincia veramente a lavorare, si ricomincia tutto come al solito. E poi ci saranno le elezioni, per le quali ho già perso la speranza e all'idea di altri cinque anni di Berlusconi mi prende l'angoscia.

Stasera mi stronco di sushi e sashimi, ché la gola - e il corpo in generale - è rimasta una delle poche cose a dar soddisfazione.

postato da pedro.almaviva, 17:09 | link | commenti (3)

giovedì, 05 gennaio 2006

Fautore della pace i miei coglioni

Copio qui di seguito (è la parte in corsivo) il post chilometrico di Lia (e le rubo pure la vignetta) perché mi sono rotta veramente le palle di sentire rimpiangere Sharon - che non è morto ufficialmente ma poco ci manca. Sì certo, credo che i suoi successori potrebbero agevolmente farcelo rimpiangere, ma da qui a definirlo "energico fautore della pace" ce ne passa.
Non è che perché uno negli ultimi anni uno s'è dato una pennellata per rinnovarsi - solo da fuori, s'intende - si può rimuovere il suo passato.

Ah e per la cronaca questa donna che scrive questo post ha visitato in lungo e in largo Israele nell'arco di diversi anni, visitandone ogni centimetro, e ci andava perché le piaceva proprio.

Anzi per dirla esattamente con le sue parole quando descrive il suo primo viaggio: "Come molti ero confusamente intimidita dalla complessità della cosa, non mi veniva manco in mente di mettere in discussione la liceità del sionismo e speravo che Oslo fosse il rimedio di tutti i mali. E la parte più istintiva di me temeva gli arabi e ne diffidava."

"Immagino sia superfluo specificare che, da queste parti, non ci si unirà all'orwelliano coro di santificazione di Sharon come uomo di pace.
Immagino sia inutile anche spiegare perché: i motivi sono evidenti a chiunque segua la tragedia del popolo palestinese con un minimo di cognizione di causa ed onestà. Gli altri, si arrangino, ché qui si è stanche.
Credo nella responsabilità individuale: se un cittadino maggiorenne e con diritto al voto decide di abbeverarsi alla fonte della propaganda e di consegnarsi a mezzi di informazione manipolatori e distorcenti come i nostri, faccia pure. Essere bovi è una scelta come un'altra.

Ho già letto in giro perle come: "Sharon ha comunque ordinato il ritiro delle truppe dai Territori Occupati". Degno risultato di tanta informazione, direi, e certo opinione diffusa in tutta Italia: se andassimo a intervistare la gente sui tram e nei supermercati, sai quanti si direbbero convinti che questo è ciò che veramente è successo? Che davvero Sharon ha ordinato il ritiro dai Territori?
Un mondo folle.

Lo si è detto, lo si è ripetuto, c'è mezzo mondo che si sgola: "No. Sharon ha tolto 7000 coloni dalla Striscia di Gaza, trasformata in regione liberamente bombardabile, e li ha per lo più spediti ad aggiungersi ai 440.000 coloni dei ben più ampi Territori Occupati di Gerusalemme est e Cisgiordania. Attraverso uno spaventoso muro più volte dichiarato illegale da qualsiasi organismo internazionale, ha poi annesso ad Israele l'80% delle sue altrettanto illegali colonie e il 40% di pura e semplice terra palestinese, compresa di sorgenti d'acqua che vanno a destinarsi, ovviamente, all'agricoltura israeliana. Ha intrappolato 237.000 palestinesi dentro il muro e ne ha messi fuori altri 160.000. Tutti loro destinati, dentro o fuori dal muro, a vivere tra torri di guardia e filo spinato. Questo è ciò che è successo."
Fiato sprecato.
Sotto la direzione d'orchestra di prodigiosi mezzi d'informazione tra cui brillano per zelo gli italiani, il cittadino medio occidentale è convinto che Sharon abbia "ordinato il ritiro delle truppe dai Territori Occupati."
Prodigioso.

Prodigioso, poi, per modo di dire: l'assoluto capovolgimento della realtà che va in onda in Palestina è reso possibile dal più banale dei motivi: che i palesinesi sono arabi, e gli arabi non ci piacciono. Non ci sono simpatici. Sono più simpatici gli israeliani, li immaginiamo più "come noi".
Questo è tutto.
Banale razzismo, a sostegno della migliore macchina propagandistica dell'universo mondo. Altro che Hollywood.
Sinergia perfetta.

Mentre Sharon, inshallah, si prepara ad essere finalmente giudicato da un tribunale meno condizionabile di quelli terreni, qui si ha voglia di ricordare piccoli episodi. Dettagli.

- Una festa al Cairo, dove c'era la corrispondente RAI di un paese che non mi va di citare. E sospira, lei, e mi racconta di avere lavorato in Palestina per molti anni. Fino a quando Minum, guarda caso, non l'ha rimossa perché "troppo filopalestinese" e sostituita con un collega più compiacente.
Si perde il posto, a raccontare l'altra faccia delle cose.

- O il mio ingenuo stupore a Gerusalemme vecchia, la prima volta che ci andai, quando ancora non sapevo nulla e me le bevevo serenamente anch'io, le balle che ci raccontavano.
Sei nella zona araba della città vecchia e ti muovi a fatica, tra stradine strettissime piene di botteghe e di gente. E, nel mezzo di un budello, i soldati israeliani 24 ore su 24, a rallentare e ostacolare il passaggio, a mostrare manganelli e mitra tra una bottega e una pasticceria: c'è la casa di Sharon, lì.
O meglio: una casa di Sharon.
In cui Sharon non vive, non ha mai vissuto e non vivrebbe mai: la tiene lì per il gusto di esporre i simboli di Israele nel cuore del quartiere musulmano, presidiati da un'inutile postazione militare piantata in mezzo a un vicolo di passaggio, e tu devi passare piano, a fatica e sotto la bandiera.
Così, per sfregio.
Senza altro fine che quello di piazzare l'ennesima tracotante provocazione, l'ennesima inutile complicazione nella vita dei palestinesi che hanno sempre vissuto lì.
E cercare, con il tempo, di mandarli via.

La vita degli sfortunati "vicini di casa" di Sharon è descritta nell'ultimo paragrafo di questo link.
O
qui.
Ed è che l'arte di dispensare al prossimo uno stillicidio di malvagità gratuita vita natural durante, in Israele, raggiunge livelli realmente sopraffini.
"Ci vuole fantasia", pensavo. Un livello di cattiveria medio non basta.

Credo che Ariel Sharon sia stato, come persona, un essere realmente spiacevole.
Scrissi, tempo fa, di un suo ritratto in
Volti di Israele, di Avishai Margalit.

Leggendo il capitolo dedicato a Sharon, si apprende che:

* Dopo la guerra del '56, il vice di Sharon, Yitzhak Hoffi (futuro generale e capo del Mossad, attualmente amministratore della Compagnia israeliana dell'elettricità) dichiarò ai servizi segreti che Sharon soffriva di paranoia e aveva bisogno di cure psichiatriche.
In effetti, il comando militare ne fermò l'ascesa nell'esercito e lo spedirono per un anno in Inghilterra.

* Torna in patria e sua moglie si schianta in macchina.
Gli amici di famiglia considerano l'incidente un suicidio: la moglie aveva appena scoperto che Sharon aveva una relazione con sua sorella minore, Lily, con la quale si sposa poco dopo.
Dopodichè muore suo figlio di 11 anni, Gur.
Era a casa assieme a un amichetto, trovarono un fucile di Sharon e partì un colpo.
Sharon accusò l'altro bambino di avere ucciso volontariamente, e costrinse il ragazzino e la madre (che era la vedova di un pilota) ad abbandonare casa e città e a fuggire.

* Nel 1970, quando faceva il comandante a Gaza, per fare stare buoni i palestinesi faceva così: ordinava che i genitori o i parenti dei bambini colti a lanciare pietre venissero espulsi dai Territori (illegalmente) occupati e mandati nel deserto con una borraccia e un po' di pane azzimo.
Si vede che l'idea gliel'aveva data la Bibbia.

* E' stato definito un 'pericolo per la democrazia' sia da Golda Meir che da Begin.
E per dirlo loro...

* Un ufficiale dei paracadisti racconta che Sharon, faceva questo bel discorso strategico: "Immaginate di voler prendere la collina X, ma il governo vi autorizza a prendere solo la collina Y. Voi, naturalmente, prendete la collina Y, poi mandate un reparto in ricognizione alla collina X, per assicurarvi che "sia tutto a posto". Il reparto "cade sotto il fuoco nemico" della collina X, voi notificate al governo che il reparto è in pericolo e chiedete l'autorizzazione per soccorrerlo. E così, finalmente, potete attaccare e prendere pure la collina X."
E questa è la storia di tutta la carriera di Sharon.

* Dopo Sabra e Chatila, quando venne rimosso dal ministero della Difesa, cominciò a sentirsi più perseguitato del solito.
L'autore del libro lo definisce "pazzo, cattivo e pericoloso".

Chissà.
Cattivo e pericoloso, certamente sì.
"Pazzo", di questi tempi, non significa nulla. Siamo in un momento storico in cui la personalità paranoide è politicamente vincente e i libri della Fallaci sono best-sellers. Discorsi ed azioni che sarebbero parsi deliranti solo 10 anni fa, oggi godono di consenso sociale.
Astuto, sicuramente.

La brutalità dei soldati israeliani che controllavano la "casa di Sharon" nella Gerusalemme araba aprì il mio primo viaggio in quella città e inaugurò il processo della mia presa di coscienza su quanto accadeva in Medio Oriente.
Ne avrei vista altra, di brutalità, come tutti: credo che sia impossibile passeggiare per Gerusalemme anche un solo giorno senza vedere soldati che picchiano palestinesi.
Sono tornata altre volte, in Israele, e ci ho portato mia figlia.
Mi raccontava, poco tempo fa, che ciò che più le è rimasto impresso di quel viaggio è, manco a dirlo, la scena del pestaggio di un palestinese in strada.
Più delle mura della città, più del Santo Sepolcro, del Muro del Pianto, della Moschea della Roccia, di Al-Aqsa.
Più dello Yad Vashem e della nostra ricerca di nomi italiani e spagnoli tra gli ulivi che ricordano i Giusti.
La violenza del presente.

Con Sharon si è chiuso il mio ultimo viaggio in Israele.
Eravamo appena tornati da Gerusalemme quando lui, circondato da uno schieramento di soldati, fece la famosa "passeggiata" derisoria sulla Spianata delle Moschee.
Scoppiò la II intifada, poi la carneficina, l'assedio ad Arafat.
Tutto l'orrore degli ultimi anni.
La distruzione.

Per me, la perdita definitiva del mio senso dell'innocenza da straniera, del desidero - sempre più disperato - di equidistanza. E della speranza, certo.
Persi il passaporto con tutti i suoi timbri israeliani.
Ne ebbi un altro, su cui oggi spiccano due anni di permesso di residenza in Egitto. Volevo essere libera di viaggiare in Medio Oriente. Dare le spalle a Israele, alla distruzione e all'orrore.
Non tornarci più.
Non dargli più una lira, i centesimi di una cartolina.
Finito.

Sono capitata in Medio Oriente 12 anni fa, al solo scopo di conoscere Israele.
Per poi scoprire che mi ero sbagliata, che ciò che era importante conoscere era proprio il Medio Oriente, invece. Quello che non mi avevano mai raccontato. E ho cominciato a conoscerlo da lì.

Mi ha cambiato la vita, Israele. Se non avessi visto i Territori, non sarebbe successo.
Ho capito che quel lutto era anche mio, che la distruzione di un intero pezzo di mondo distruggeva anche un pezzo di me.
Muore la Palestina e muore la storia, muoiono paesaggi, tradizioni, ulivi e deserti, popoli.
La nostra umanità, muore. La mia. In cambio di muri e filo spinato, protervia e razzismo, bugie.
Uno scempio infinito, inarrestabile.
Irrimediabile.

E per cosa, poi.
Manco fossero immortali, loro.
Gli assassini, dico.

PS: se volete polemizzare andate direttamente QUI, dove il dibattito è già stato avviato.

 

 

 

postato da pedro.almaviva, 19:05 | link | commenti (4)

mercoledì, 04 gennaio 2006

Dream Machine

Quest'oggetto si chiama così, anche se più che una macchina dei sogni è l'esatto contrario, ovvero una radiosveglia Sony. L'ho acquistata per sostituire la vecchia "ciabatta" tecnologica che mi ha svegliata in questi ultimi tre anni.
La suddetta ciabatta aveva dei pulsanti giganteschi ma, al tempo stesso, un sistema per definire l'ora e la sveglia che mi mandava ai pazzi. In sostanza si poteva premere un solo pulsante e non c'era possibilità di tornare indietro quando si superava l'ora desiderata.
Il pulsante definiva in un colpo solo ore e minuti, quindi bisognava tenerlo premuto per andare avanti e poi premerlo con più delicatezza per i minuti. Peccato che tutte le volte mi scappasse la mano - non sono esattamente sua delicatezza - e dovessi tirare giù paio di moccoli (altresì noti come bestemmie) e ricominciare il giro d'accapo.

Ulteriore difetto: ricerca analogica - e grossolana - delle stazioni radio. In pratica si sentiva male anche la rai e poiché il rotellone di ricerca era poco preciso bastava che sbagliassi posizione di un millimetro e la mattina venivo svegliata da un fruscio indistinto, intervallato dalla sovrapposizione di voci di due diversi speaker appartenti a due diverse emittenti radio. Una cosa tipo svegliarsi con il televisore di Poltergeist, per dire, quindi non esattamente una meraviglia.

Per la verità il problema della sveglia l'ho ampiamente risolto io di persona, svegliandomi sempre dopo 4 ore e mezza da quando mi sono addormentata - prima almeno erano 5 ore e mezza, a volte 6 - e non riuscendo più a riaddormentarmi, oppure riaddormentandomi e risvegliandomi continuamente per le ore successive fino all'inutile sveglia.
E' inutile qualsiasi rimedio e quanto a risolvere ciò che teoricamente è causa della sveglia è nebbia totale: ho provato qualsiasi cosa, scandagliato il fondo dell'inconscio, dato testate ai muri, ma niente.
Anche le medicine sono un rimedio che evito sin da subito, per il semplice fatto che tutte le "pasticche" in commercio aiutano a prendere sonno - cosa che non ho problemi a fare - ma non ci sono rimedi per chi si sveglia a metà notte come me.
Oh beh certo esistono i sonniferi da cavallo, quelli che ti fanno partire per la tangente almeno per 8/10 ore, ma poi dovrei anche tingermi di biondo, aumentarmi le tette, perdere diversi centimetri in altezza, cantare male e recitare ancora peggio e farmi chiamare Marylin Monroe.
Non mi pare il caso, anche perché ai 36 anni non mi manca tantissimo.

postato da pedro.almaviva, 14:57 | link | commenti (4)

martedì, 03 gennaio 2006

Propositi (buoni e non) per l'anno nuovo - prima parte

La parentesi era d'obbligo. Perché i propositi dovrebbero essere buoni? Mi sa tanto di quella morale cattolico-parrocchia-giochiamo a pallone e non pensiamo alle pippe alla quale sono riuscita a sfuggire solo in parte, dato che mia madre mi faceva frequentare il catechismo di nascosto, onde evitare colossali incazzature da parte di quell'ateo impenitente che è mio padre.
Anzi a questo proposito ci tengo a precisare una cosa, per chiunque passasse di qui e avesse dei figli o ne avesse in programma a breve: mettetevi d'accordo prima sulle questioni importanti, ché mentire a uno dei due genitori per far piacere all'altro è proprio una situazione di merda, specie a 7 anni.

I propositi dicevo: non intendo darli tutti, perché nemmeno so quali sono, però uno lo voglio dire subito: 1) comprare una mappa di Torino e imparare a orientarmi.
Sento già le risate dei torinesi e i "ma come, ti perdi a Torino?". No, non mi perdo, ma faccio dei percorsi per attraversare la città che farebbero strippare chiunque senza l'uso di droghe.

Ci sono cose che non posso continuare a non sapere: dove cazzo è il Po? Cioé lo so dov'è nel senso che so arrivare in centro e prendere uno dei ponti che lo attraversano ma come è posto rispetto a Torino? Come ho fatto oggi, che dovevo andare da sud a nord costeggiando corso Casale, a trovarmi in piazza Pitagora/Corso Orbassano? Il fatto è che non sapendomi orientare io sono costretta a passare sempre per gli stessi pochi punti che mi sono noti della città, in particolare il Politecnico, epicentro di qualunque mio percorso. E' come un gigantesco magnete che attrae la mia macchina - a proposito, ho la Nuova Punto, appena ritirata, rombante e fiammante! Un vero bijoux - e io non posso fare a meno di passare di lì.
L'alternativa al percorso a tappe obbligate - ormai una sorta di via crucis personale - è la tangenziale. Giuro: io esco da Torino, ci giro tutt'intorno e rientro nel punto esatto, un po' come quel gioco delle sedie messe in cerchio, prese in modo che ce ne sia sempre una in meno del numero dei partecipanti: quando finisce la filastrocca uno smette di girare intorno e si siede appena possibile. Ovviamente anche in questo caso la mia variante personale di questa strategia prevede dei punti fissi: io sono entrare dallo svincolo per Corso Giulio Cesare - che ora è pure chiuso - corso Regina e Corso Orbassano.

Oltrettutto questo mio approccio è fonte di non poche discussioni in casa, dal momento che ho sposato un maniaco del Tuttocittà - si porta le copie in bagno e le studia minuziosamente per vedere se ci sono strade nuove, oppure si da una partenza e un arrivo e cerca di capire quale sia il percorso più veloce - che conosce benissimo Torino e si sa in generale orientare in qualunque luogo della terra, per lo meno in quelli in cui siamo stati insieme.
A nulla vale la mia difesa "ma io a Bombey mi sono orientata in piena notte! E' solo a Torino che mi succede"; "sarai passata dal polo universitario locale anche lì" risponde lui.

Ora devo andare dal dentista - prima in realtà devo tornare al centro vendite Fiat a Torino Sud - che però ha davvero lo studio dietro al Politecnico.

Vorrà dire che "Le avventure di Pedra sotto la Mole" avranno inizio alla prossima uscita.

postato da pedro.almaviva, 14:09 | link | commenti (8)

domenica, 01 gennaio 2006

Sale in Zucca

Ci tenevo a postare almeno il link del posto dove abbiamo passato la notte di capodanno. Qui si sta davvero bene.

Oltretutto i proprietari in via del tutto eccezionale ci hanno fatto mangiare la cena del 31 lì, con piatti piemontesi, vini eccellenti a un prezzo davvero ridicolo vista la qualità offerta.

Eravamo anche in ottima compagnia.

Il fatto che però gli altri clienti dell'agriturismo, pur avendo l'età dei miei genitori, siano rientrati tutti alle 5 del mattino mentre noi all'1.00 eravamo in coma nel letto dovrebbe forse farmi riflettere.

Però sono ancora in preda all'euforia che mi danno gli inizi - tutti gli inizi - dell'anno, specie quelli che seguono un anno difficile e pesante che voglio pensare di essermi buttata alle spalle.

postato da pedro.almaviva, 17:12 | link | commenti (8)