[Pedro Almaviva]
 


Autoritratto






venerdì, 30 giugno 2006

Segnali di fumo


Mi ero illusa, la scorsa estate, complice il mio bel viaggio in India, che tempo due anni, nel 2007, sarei potuta andare a Gaza. In Palestina proprio no, chè tirar via a i coloni dal West Bank è ancora una cosa che devo vedere coi miei occhi per poterci credere, ma andare a Gaza sì.

Mi dicevo che non appena avessero sistemato un minimo, ricostruito quel tanto che basta e creato uno straccio di para-struttura turistica io mi sarei presentata lì con la mia crema, il cappellino e il telo mare e mi sarei goduta la spiaggia libera - in tutti i sensi - di Gaza.

Mi sa che avevo fatto un piccolo errore di valutazione. Capita.

postato da pedro.almaviva, 15:09 | link | commenti (1)

mercoledì, 28 giugno 2006

Lo pensavamo ma non volevamo farvelo sapere

Dopo aver dileggiato gli italiani - tutti, non solo i calciatori, anche se lo spunto partiva da quella categoria - su questo articolo, quelli di Der Spiegel si sono scusati.

Forse a qualcuno è sfuggito l'insulto implicito delle scuse stesse: non hanno ritrattato sui contenuti, ma erano dispiaciuti che l'articolo fosse uscito senza le "opportune correzioni redazionali".

Come dire: scusateci per avervi chiamati laiani, fannulloni, parassiti e scansafatiche. Se ci avessimo speso su cinque minuti in più avremmo trovato dei sinonimi più eleganti.

postato da pedro.almaviva, 16:32 | link | commenti (2)

martedì, 27 giugno 2006

Per una volta

Mi faccio pubblicità.

E' uscito il numero di luglio di Rolling Stone. Ancora non so perchè non mi abbiano dedicato la copertina, ma per riparare al torto distribuiscono in allegato l'agile volumetto "Coolbrands - Una selezione tra i marchi più cool del mercato italiano".
M'è costato mesi e mesi di duro lavoro - eh, non esageriamo - ma metà di queste 46 doppie pagine dedicate ai marchi più cool è scritto da me medesima, mentre il resto si deve in buona parte a questo
ineffabile blogger livornese trapiantato a Milano.

Oltretutto non guadagno dalla vendita dei volumi, quindi questa pubblicità è solo per la gloria, non per le tasche.

postato da pedro.almaviva, 09:05 | link | commenti

mercoledì, 21 giugno 2006

Tette a ore quattordici

Io avevo bevuto già il caffé per fortuna, sennò mi sarebbe andato di traverso. Stavo per mettermi a caricare la lavastoviglie prima di riprendere a lavorare e vualà, mi compare una tizia che fa la pubblicità a Corporacìon Dermoestetica che si tiene un top davanti, come per provarselo.
A un certo punto lo tira giù e poi lo tira su e di nuovo giù e si guarda orgogliosa le tette (e ne ha ben donde, lei che può) e forse sarebbe pure una cosa normale.
Solo che sono le 2 del pomeriggio e io m'immagino che un bambino sta magari guardando Dragonball su Italia 1 e durante uno spot cambia canale inavvertitamente e si ritrova 'sta tizia davanti.
Non è la nudità a sconvolgermi, non mi sono mica iscritta al Moige. E' che io ero rimasta ai solari Bilboa dove la tizia è sì in topless - e merita pure devo dire - ma ripresa da lontano e comunque non era così maliziosa.
Questa del centro estetico che ti regala delle tette da schianto invece, era una con l'aria un po' troppo ammiccante e l'ambientazione aveva un che di soft porn e penso che l'ora dei pasti, specie quella di pranzo sia semplicemente sbagliata.

Mi sono arresa alle letterine e veline varie che agitano il culo in pieno pomeriggio ma le tette come ammazza caffé mi sembrano eccessive, ecco.

 

postato da pedro.almaviva, 17:01 | link | commenti (3)

martedì, 20 giugno 2006

Selecta

Sarà stato il caldo o forse la pms. Sta di fatto che domenica pomeriggio, appena tornata a casa da un pranzo luculliano dai miei genitori ho sentito l'urgenza di riordinare.
Ma non riordinare tipo tirare le lenzuola e mettere a posto le cose sparse per casa. No.
Parlo di prendere due borsoni e riempirli di vestiti e giacche e magliette che non metto più da almeno 5 anni e regalarle a chi può farne miglior uso. Avevo già fatto un round di questo processo circa un mese fa, ma non mi è bastato.
Volevo proprio far fuori le cose vecchie: sei lì che le guardi e dici che tanto potrebbero tornarti utili, ma sai che non è così. Quel tailleur con la giacca lunga e la minigonna appartiene ad un passato che non farai più tornare e allora tanto vale che lo usi qualcuno altro o che diventi una pezza da piedi, tanto a te non serve.
E quelle magliette o quei pantaloni di una taglia che nemmeno ti ricordi come ci si fa ad entrar dentro occupano solo spazio. Ma fin qui è facile. Ci sono poi le cose che ti andrebbero ancora come taglia ma che ti farebbero sentire come se ti stessi travestendo da qualcuno che non sei. E già li sentivi poco giusti allora, quei vestiti, figurarsi adesso.
Devo dire che sinceramente ho ancora qualche colpo in canna in questo processo di alleggerimento degli armadi, perchè ho molto di più di quel che realmente indosso - e sopratutto che realmente mi piace.
E a viaggiar leggeri ci si muove sempre meglio.

postato da pedro.almaviva, 10:25 | link | commenti (2)

mercoledì, 14 giugno 2006

Impossible is nothing: esiste un episodio inedito della Signora in Giallo

Pensavo di averli visti tutti gli episodi della Signora in Giallo e invece scopro che ne esiste almeno uno - anche vecchio - che non avevo mai visto.
E sì che le repliche di questo telefilm mi hanno tenuto compagnia per gli anni dell'università durante le sessioni d'esame: puntuale a ora di pranzo arrivava lei, che da Cabot Cove, un buco sperduto nel Maine, ha diffuso nipoti in tutto il mondo e ha amici ovunque, nella Mafia italo-americana come nell'Aviazione.
E' talmente poco credibile da essere un classico, anche se non mi dispiacerebbe che la Rai acquistasse qualche serie televisiva girata negli anni '90 anziché nei primi anni '80.

postato da pedro.almaviva, 17:41 | link | commenti (2)

martedì, 06 giugno 2006

Palla mondiale. Ovvero: La teoria del brucomela.

No, non ce l'ho con loro per aver rovinato una cosa a cui non tenevo già da un po'.
E' più o meno dall'82 che con interesse sempre meno crescente guardo le partite dei mondiali. E quest'anno francamente sono talmente priva di entusiasmo che non credo li guarderò affatto.

Non è il solito snobismo di chi si chiama fuori dal coro. E' proprio che da un'edizione con altra l'interesse è progressivamente sceso.
Era divertente - perché lo era - trovarsi dagli amici e soffrire per 90 minuti. Era divertente vedere giocare squadre e sentire nomi che fino a quel momento nessuno conosceva.

E accidenti al fatto che ero troppo piccola per festeggiare nell'82 e si guardò passare le macchine dalla finestra, ma senza partecipare: un grande classico della mia infanzia, quello di non partecipare.

C'era la festa del paese? Noi si andava a fare un giro alle 6 di pomeriggio, quando non c'è nessuno, che poi dopo non si può camminare. Si festeggiava la vittoria del mondiale? Guardiamoli passare dalla finestra - i miei zii abitano in periferia, mica sul corso principale - che poi finiamo in mezzo alla bolgia con la macchina e restiamo intasati. C'è la festa dell'Unità sul lungomare la sera? Andiamo a fare quattro passi - in via del tutto eccezionale! - ma dopo cena, ché tanto lì mangiano solo salsicce arrosto e patatine fritte che fanno male, mentre noi abbiamo mangiato il merluzzo bollito e siamo sanissimi.
E' come andare al ristorante, sedersi con l'acquolina in bocca e...zac! Arriva subito il caffé. Una di quelle cose - il godimento a rate e possibilmente in differita - in mezzo al quale mi sono trovata parecchie volte nel corso dell'infanzia.
E tutte le volte, come molti bambini davanti alle apparentemente inoppugnabili affermazioni degli adulti, io mi costruivo una motivazione plausibile per riuscire a non piangere ed evitare i cosiddetti "capricci". Ovvero chiedere di divertirmi un po'.

Ho un'infintà di questi esempi: le cocacoline di gelatina, che non si potevano mangiare perchè "fa male ai denti" e "guarda quei bambini coi denti tutti rovinati che le mangiano" (però cazzo hanno l'aria felice mentre mangiano!) oppure la focaccia bianca o le patatine che "sì, va bene una volta ogni tanto, ma non si deve esagerare perché è roba unta e ti rovini l'appetito" (ma non basterebbe comprarne un pezzo più piccolo anzichè privarsene del tutto?), le bevande gassate, mai entrate in casa mia che però "se proprio sei a una festa prendi l'aranciata, che la cocacola fa male" (così ho finito per bere la cocacola che avevo già 18 anni) e la lista potrebbe continuare.

Una cosa che non ho mai capito fino in fondo però è quella del Brucomela. Avete presente quella specie di giostra-trenino a forma, appunto, di bruco? Era la giostra per i bambini piccolissimi e io non sono MAI riuscita a salirci. Non so come io mi sono ritrovata già grande, sin dall'età di cinque anni. Nei miei primi ricordi al Luna park c'è proprio questo balzano caso per cui per me il momento era già passato. Che cosa poteva esserci di male a provarla, chessò, anche a 7 anni?
No a me toccavano un numero selezionato di giostre e non erano mai quelle che volevo.
Il Brucomela? E' per bambini piccoli, ma non vedi?
Il Calcinculo? E' per i grandi, è pericolosa!
E io che ero sempre più confusa e non capivo. Certo poi una volta salita sulla giostra che si confacesse alla categoria alla quale appartenevo - ma quale fosse non l'ho mai capito! - mi dimenticavo delle richieste fatte. Le giostre son sempre giostre e la gioia di fingermi su un disco spaziale era tale che il resto poi passava.

Sono rimaste chiaramente delle tracce, altrimenti non starei qui a scriverne e non scalcerei tutte le volte che arriva Carnevale e non trovo nessuno per andare alle giostre alla Pellerina. 
E ci fossero in questi giorni le giostre saprei come festeggiare il mio trentaquattresimo compleanno venerdì.

postato da pedro.almaviva, 15:26 | link | commenti (8)